IL POPOLO

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Il segretario politico della DC trentina ingegner Vito Bertè riferisce brevemente circa l'incontro col gruppo coordinato dal prof. Mario Daves svoltosi nei giorni scorsi a Villa Lagarina all'insegna del motto “Costruire comunità”. Si tratta di un appuntamento a carattere conviviale, senza particolari pretese politiche, cui si vorrebbe assicurare cadenza semestrale. Quindi riferisce circa la bozza di lavoro elaborata dal gruppo coordinato dal senatore Ivo Tarolli: “un documento identitario straordinario e nuovo” nelle intenzioni e nella definizione dello stesso proponente, redatto da Geremia Gios, Marco Zulberti, Maurizio Cadonna, Paolo Zanlucchi e Stefano Delugan.
Intervistato nel 2009 da Corona Perer monsignor Iginio Rogger (1919-2014) spiegò perché, a suo dire, contro ogni previsione egli non venne mai fatto vescovo. “Perché – disse – non mi è mai stato perdonato che io abbia promosso la soppressione del culto del Simonino e persino ridimensionato la figura eccelsa di san Vigilio, il quale non morì da martire ma di morte naturale, come del resto il piccolo Simone non morì per mano degli Ebrei. Si trattò solo di un pietoso caso di cronaca nera dell’epoca”. Un “pietoso caso”, quello del Simonino (già compatrono della città e della diocesi di Trento), che sarebbe stato appunto ricondotto alle sue reali proporzioni dallo stesso monsignor Rogger e dall’arcivescovo di Trento Alessandro Maria Gottardi (“Lui – confessa Rogger – mi ha aiutato davvero”).
Il candidato della lista della coalizione della destra, Simone Venturini, è un giovane, ma la sua candidatura a Sindaco di Venezia sa molto di “vecchio e stantio”. Egli, infatti, ha partecipato senza mai distinguersi alla giunta Brugnaro, condividendo tutte le decisioni assunte da una dirigenza dimostratasi ben al di là di quei principi costituzionali di “disciplina e onore”, su cui avevano giurato al momento di assunzione dei loro incarichi. Presentare come esponente di “discontinuità” questo candidato, sarebbe, dunque, l’ennesimo tentativo di mistificazione politica.
“Da che anno si può percorrere l'intero lungolago a piedi senza interruzioni? In che anni e da chi furono fatte le migliorie che ancora oggi ci godiamo? In che anno fu acquisito e reso pubblico il parco dell’hotel Lido? A queste e altre domande da oggi si risponde con un libro scritto a più mani, ricco di memorie e fotografie”. Questo era l’invito di Paolo Domenico Malvinni, uno dei curatori della pubblicazione, invito – c’è da dire – raccolto da un buon numero di cittadini, non solo rivani.
Direttore da tempo immemorabile della Biblioteca civica di Abano Terme, quella intitolata al compianto Federico Talami, Daniele Ronzoni è il tipo perfetto del bibliotecario… termale. Nato infatti, ormai è qualche bell’anno, a Salsomaggiore Terme, egli ha poi spostato vita famiglia e carriera in quel di Abano (forse si chiamava ancora Abano Bagni?), rimanendo dunque senza mai uscirne nel cerchio salvifico creato da acque di mille e una virtù. In tale veste dunque, quale bibliotecario termale prototipico, il Ronzoni non poteva che gradire il nostro contributo sulla biblioteca pubblica salsese, che è un po’ la sua culla.
Sono in pensione, con la salviniana Quota 100, dal primo maggio (festa del lavoro!) del 2020. Iniziai a lavorare per il Comune di Riva del Garda nel dicembre del 1984, regnante il sindaco Mario Matteotti, che quando lasciò quell’incarico amministrativo regalò a tutti gli impiegati una sua china con paesaggio gardesano. Avevo brevemente sostituito prima, in Rocca, il bibliotecario Renato Pedri colpito da ictus, che sempre rimarrà per me il modello stesso del bibliotecario “di vocazione”, soprattutto per il suo talento nel rapporto umano. Renato diede tutto se stesso alla biblioteca civica, rinunciando al resto: proprio come aveva fatto il rivano (ma nato ad Arco) GianCarlo Maroni con il poeta Gabriele d'Annunzio.
Quella a vescovo di Trento fu per don Lauro Tisi, ormai dieci anni fa, una nomina inaspettata che egli accettò per spirito di servizio. “Spero di non aver fatto troppi danni”, dice oggi il presule sorridendo a Trentino Tv, che gli ha dedicato un servizio nel telegiornale della sera con evidenza anche nel cosiddetto “sottopancia”. E la sera ecco don Lauro, come ama essere chiamato, a presiedere la Messa in Duomo per il ventunesimo anniversario della morte di don Luigi Giussani e i 44 anni dal riconoscimento pontificio della Fraternità di Comunione e Liberazione, movimento di cui a monsignore piacciono soprattutto i canti (e c’è da credergli, vista la sciatteria della maggior parte degli odierni canti liturgici).
Mancano pochi mesi alle elezioni comunali a Venezia. Il centro sinistra ha già definito il suo programma e scelto il candidato alla guida della città nella persona del Sen Andrea Martella. Dal centro destra sembra favorita la candidatura di Simone Venturini, componente della giunta uscente Brugnaro, mentre nulla ancora si conosce del programma. Ho espresso in altro articolo il mio giudizio sulla giunta uscente, che pure avevo sostenuto nel 2020; giudizio negativo, alla luce di quell’affaire “La palude”, che ha mostrato colpevolezze accertate e una gestione, ben al di là di quella “disciplina e onore” che la Costituzione richiede ai titolari di funzioni pubbliche.
Luisa Zeni che almeno simbolicamente ritorna ad Arco, dov’era nata, grazie ad un contatto di Claudio Chiarani - dell’associazione Trentino storia territorio - coll’editore Mursia, dopo che del personaggio, medaglia d'argento al valor militare, si erano occupati lo scrivente – acclamato in sala come una specie di padre nobile, o di venerabile maestro - e, più recentemente, Maria Gonzato archivista in Arco.
Confesso alle ultime elezioni amministrative per l’elezione del consiglio comunale di Venezia ho votato e fatto votare per la lista guidata da Brugnaro, con molta fiducia all’amico Renato Boraso, giovane formato nelle file del movimento giovanile della DC veneziana. Purtroppo, la loro gestione pubblica non è stata improntata a quei criteri cdi “disciplina e onore” prescritti dalla Costituzione, creando non solo in me, ma in molti altri amici, sentimenti di sfiducia e di serio pentimento per quanto accaduto. Ora, sono fermamente convinto, che sia tempo di cambiare registro alla guida della nostra amministrazione comunale. Seguo con attenzione quanto sta facendo l’amico avv. Ugo Bergamo che, contro la volontà dei massimi esponenti DC veneziani, grazie a un voto maggioritario del consiglio provinciale della DC, nel 1990 sostenni vittoriosamente alla guida del comune di Venezia.