All’ultimo congresso della Democrazia Cristiana è stato nominato come segretario nazionale del partito, Salvatore Cuffaro, il quale dopo la sua proclamazione ha pronunciato un lungo discorso, con il quale ha abbracciato diverse tematiche che vanno dalla collocazione politica del partito all’interno dell’arco costituzionale, alla concezione democristiana della famiglia; dalla visione di una economia liberale e al contempo solidale, alla visione di una giustizia giusta; dalla visione di una immigrazione che non può essere ostacolata, ma che deve essere contemperata da politiche di inclusione sociale e di integrazione.

Un lungo discorso che rappresenta un manifesto politico, un programma elettorale, una direttrice da seguire.

E con riferimento al tema della famiglia, il nostro segretario politico ha avuto il coraggio e la forza di affermare che la Democrazia Cristiana è un partito che si rinnova, che sta al passo con i tempi, e che immagina una società moderna.

Ciò significa che la Democrazia Cristiana riconosce il concetto di famiglia inteso in tutte le sue declinazioni, tuttavia predilige la famiglia in senso tradizionale, naturale, ordinata, composta da un padre ed una madre. Il neo segretario politico ha anche ribadito che prediligere la famiglia tradizionale, nel rispetto di tutte le altre, non significa affatto essere omofobi.

Ebbene a tal proposito viene in rilievo la tematica, attualmente oggetto di dibattito parlamentare, della maternità surrogata, vietata in Italia dall’art. 12, comma 6°, della Legge n. 40/2004.

L’attuale governo “Meloni” vorrebbe introdurre, con riferimento alla maternità surrogata, la figura del reato universale, in modo da evitare che coppie eterosessuali o omosessuali si rechino all’estero per porre in essere tale tecnica di fecondazione, per poi rientrare in Italia e chiedere la trascrizione all’anagrafe dei figli nati con tale metodo.

La trascrizione automatica “tout court” comporterebbe in effetti un aggiramento della violazione del divieto normativo previsto dalla legge citata. Tuttavia, dall’altro lato, occorre anche contemperare i diritti di questi bambini che non hanno alcuna colpa, e ai quali occorre riconoscere quel rapporto di genitorialità riconosciuto ad ogni bambino nato in modo tradizionale.

Il dibattito politico sull’argomento si è fortemente inasprito polarizzandosi su due posizioni antitetiche e permeate da una forte ideologia.

Da una parte vi è chi invoca il riconoscimento di un diritto alla trascrizione automatica, utilizzando però tale argomentazione come grimaldello per sdoganare la maternità surrogata facendola rientrare nell’alveo dei diritti negati alle coppie lgbtq.

Dall’altra vi è invece chi nega qualsiasi possibilità di trascrizione, teorizzando reati universali ed utilizzando il divieto normativo come strumento di contrapposizione politica e di risoluzione dei temi etici.

Quale soluzione si profila allora? Da quale parte dobbiamo andare noi democristiani che ci ispiriamo a quei valori irrinunciabili ed intangibili della dottrina sociale della Chiesa?

Ebbene ritengo che la soluzione vada trovata utilizzando un approccio moderato alla questione che qui si propone di trattare, partendo dalle parole del segretario nazionale Salvatore Cuffaro.

La famiglia tradizionale è il punto di partenza, come nucleo sociale a cui ispirarsi, tutelando però anche tutte le altre formazioni sociali, figlie di una società moderna e avendo come principio cardine quello della tutela dei minori.

Occorre tuttavia ricordare che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 33/2021, ha stabilito, richiamando sul punto la Corte Europea dei diritti dell’Uomo, che gli Stati sono liberi di non consentire la trascrizione di atti di stato civile stranieri o di provvedimenti giudiziari che riconoscano sin dalla nascita del bambino lo status di padre o di madre al “genitore di intenzione”, cioè alla persona che non è legata da vincolo biologico con il minorenne appena nato.

Quindi secondo questo importante pronunciamento è legittimo in Italia, nel rispetto dell’ordine pubblico, considerare la pratica della maternità surrogata potenzialmente lesiva dei diritti dei minorenni e delle donne, in quanto contraria alla stessa dignità delle donne che accettino di portare a termine una gravidanza per conto di terzi.

Tuttavia la stessa sentenza ritiene necessario tutelare i legami tra il bambino ed il genitore di intenzione riconoscendo la necessità di prevedere una copertura giuridica a tali specifici rapporti.

Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 38162 del 30 dicembre 2022, a Sezioni Unite, ha stabilito, nell’ottica di contemperare il superiore interesse del minore, alla sua identità personale e alla vita familiare, con il contrapposto diritto del rispetto dell’ordine pubblico e della tutela della dignità della donna coinvolta nel processo procreativo mediante gestazione per altri, che l’unico strumento che consenta di mediare a tali esigenze è costituito dall’istituto dell’adozione in casi speciali (art. 44, lett. D, della L. n. 184/83).

Peraltro sulla scorta di tale sentenza, il Ministero dell’Interno ha emanato una circolare (circolare n. 3/2023) inviata ai prefetti e ai sindaci d’Italia, con la quale si invitano i comuni, in virtù della predetta decisione della Corte di Cassazione ad uniformarsi a quanto statuito per assicurare una puntuale ed uniforme osservanza degli indirizzi giurisprudenziali espressi dalla Corte di legittimità.

A seguito di tale pronunciamento alcuni sindaci che precedentemente erano inclini, per motivi ideologici, alla trascrizione dei bambini nati con maternità surrogata hanno dato disposizioni per interrompere le trascrizioni medesime e alcune Procure della Repubblica conseguentemente hanno impugnato, ottenendo anche l’annullamento, di trascrizioni effettuate negli anni precedenti.

Appare evidente che per tali specifiche situazioni andrà trovata una soluzione politica per tutelare la posizioni di quei minori che dapprima si sono visti trascritti all’anagrafe e che adesso non lo sono più, sprofondando in una sopravvenuta situazione di incertezza giuridica.

La stessa ministra della famiglia, Eugenia Roccella, ha paventato l’ipotesi di una sanatoria per tutte queste situazioni venutesi a creare a seguito dell’intervento della magistratura.

Tuttavia, tolte queste specifiche situazioni paradossali, le future richieste di trascrizione non potranno avere luogo e dovrà attivarsi, per vedere riconosciuto il rapporto di genitorialità con il genitore di intenzione, la già citata “adozione in casi speciali”.

E non può essere altrimenti. Partendo proprio dalle parole del nostro segretario nazionale Salvatore Cuffaro, il quale ha indicato nella famiglia tradizionale e “ordinata” la compagine sociale primordiale prediletta, non può accettarsi la pratica della maternità surrogata per tutte le ragioni già enucleate dalla giurisprudenza italiana ed europea e conseguentemente non può essere accettata la pratica di coloro che si rivolgono a laboratori esteri per portare a termine una gravidanza “solidale”, con l’intento poi di richiedere la trascrizione della relativa nascita in Italia.

La stessa CEDU con una recentissima sentenza ha considerato legittimo negare la trascrizione in ipotesi del genere individuando nell’adozione “in casi speciali” l’unica strada da percorrere in casi analoghi.

Appare evidente che tutte quelle forze politiche che chiedono a gran voce il riconoscimento di un diritto universale, quale quello della maternità surrogata e della relativa trascrizione anagrafica, utilizzano argomentazioni prettamente ideologiche e sganciate dal sentire comune.

In conclusione si ritiene che l’unico percorso da seguire sia quello tracciato dal nostro segretario politico che con il suo coraggio nell’affrontare senza infingimenti questioni tanto delicate, quanto divisive, ha tracciato una linea programmatica con un metodo che è quello sturziano.

Marco Traina

  

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Avv. Marco Traina

Responsabile Giustizia DC per la provincia di Palermo

Membro del Collegio dei Probiviri.