L'enciclica Fratelli tutti è un documento che si iscrive nel solco della Dottrina Sociale della Chiesa. Il Papa ricorda che l'ideale della fraternità si costruisce a partire da circostanze concrete e servendosi di mezzi umani che aiutano a trasformare il nostro mondo. Uno degli strumenti più importanti per il raggiungimento della giustizia è senza dubbio l'impegno sociale e politico: «Per rendere possibile lo sviluppo di una comunità mondiale, capace di realizzare la fraternità a partire da popoli e nazioni che vivano l’amicizia sociale, è necessaria la migliore politica, posta al servizio del vero bene comune. Purtroppo, invece, la politica oggi spesso assume forme che ostacolano il cammino verso un mondo diverso» (n. 154). 

Pertanto, non devono sorprenderci le critiche che l’Enciclica muove nei confronti di alcune ideologie che supportano determinati sistemi o giustificano determinati atteggiamenti che rendono difficile realizzare un mondo più giusto e fraterno.

Il contributo del magistero della Chiesa per illuminare e guidare l'impegno sociale e politico dei cristiani è la sua dottrina sociale. In essa troviamo indicazioni di natura etica, che sono il frutto di una riflessione della ragione illuminata dalla fede e che, quindi, può essere condivisa anche dai non credenti. Come ogni riflessione morale su una certa realtà sociale, questa dottrina, senza essere un programma politico, ha conseguenze nel campo della vita sociale che devono concretizzarsi mediante concreti programmi politici. Ma la sua realizzazione non spetta al Magistero, ma a ciascun laico credente nella sua esclusiva responsabilità. L'enciclica non è un documento politico e, quindi, non va interpretata come tale, anche se il suo insegnamento ha conseguenze politiche.

Ci sono due ideologie che, a parere del Papa, rendono difficile il cammino per il conseguimento di un mondo più giusto. In primo luogo, il Pontefice si riferisce ai populismi promossi da alcuni gruppi che, strumentalizzando politicamente la cultura di un popolo, cercano altri interessi, come la permanenza al potere, e usano i più deboli "demagogicamente per i loro fini". 

Ma l’Enciclica si riferisce anche ad alcuni liberalismi che sono al «servizio degli interessi economici dei potenti» (n. 155), secondo i quali la soluzione dei problemi economici e sociali si trova in un'economia regolata solo dalle leggi di mercato.  Papa Francesco, tuttavia, chiarisce: «Il mercato da solo non risolve tutto, benché a volte vogliano farci credere questo dogma di fede neoliberale. Si tratta di un pensiero povero, ripetitivo, che propone sempre le stesse ricette di fronte a qualunque sfida si presenti»  (n. 168).

Per superare i pericoli posti dal populismo e dal liberalismo radicale, il Papa invita a una rivalutazione della politica, una politica sana, «che pensi con una visione ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi .. capace di riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche, che permettano di superare pressioni e inerzie viziose»" (n. 177). Insiste Papa Francesco: «La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine (n. 178),  che non è schiava dell'immediatezza dei risultati elettorali e lavora per un sistema economico integrato in un progetto che ricerca il bene comune. Questo è anche un modo di vivere il mandato dell'amore, che «è anche civile e politico, e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore». Per questa ragione, l’amore si esprime non solo in relazioni intime e vicine, ma anche nelle «macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici» (n. 181).

 

Teofilo