Nel febbraio del 1933 il legionario fiumano (e sansepolcrista) Alessandro Pozzi è a Milano, da dove invia a Gabriele d’Annunzio un significativo telegramma, che firma con Giovanni Comisso, Mario Castagneri e Paolo Meggi, riuniti nello studio milanese di via Passarella 20 per celebrare una fraterna rievocazione di Guido Keller coincidente con il 50° anniversario della morte di Richard Wagner: “Gli animi nostri esultano alla musica divina del Maestro et alle rievocazioni ancor più melodiose di Stelio Effrena”.
Effrena è il protagonista principale de Il Fuoco di d’Annunzio, romanzo pubblicato all’alba del secolo nuovo, e ammira Richard Wagner che ritiene l’incarnazione del genio artistico. La sua voce, “limpida e penetrante, pareva disegnare con un contorno netto la figura musicale di ciascuna parola”. Il romanzo è “il libro in cui s’invoca e si celebra l’avvento delle Nuove Musiche”, come recita la dedica – datata Milano, aprile 1906 – con cui il poeta offrì il volume a Nicola d’Atri.
Di questi temi s’è parlato a Riva del Garda, nella sala Molinari della Biblioteca civica, davanti a un pubblico che è stato definito variegato e variamente composito. Nell’occasione si sono presentati, per la prima volta, gli atti di un convegno svoltosi a Pescara nel 2022: “D’Annunzio – questo era il titolo – e l’arte dei suoni”, relatrici Elena Ledda del Centro studi dannunziani di Pescara e Federica Fanizza, che felicemente giocava in casa essendo stata la direttrice della biblioteca rivana. Non c’era invece il critico musicale Cesare Orselli, pur preannunciato nell’invito.
Il verso dannuziano – si è detto nell’incontro gardesano – è musica. Ecco la parola come suono e ritmo, l’amore del poeta per il Palestrina e il suo interesse per la tradizione musicale nel periodo pescarese, cicognino e poi francese. Egli del resto confessava: “Ebbi nella musica la mia natività e la mia sorte”. E ancora: “In quel punto io nacqui alla musica”. Ecco la Corporazione delle nuove musiche, fondata a Roma nel 1923 dal poeta con Malipiero e Casella. Ecco il d’Annunzio librettista ed anche (assai precoce) compositore, quindi promotore e organizzatore di eventi musicali: come a Fiume con Arturo Toscanini.
Nella Stanza della Musica al Vittoriale, il poeta teneva – oltre a quelle di Liszt e Beethoven – la maschera funeraria di Richard Wagner. In Sala Gasparo (o Sala della Musica) si esibiva il Quartetto del Vittoriale, altrimenti detto Quartetto Veneziano: il Vate lasciò scritto che, nel corso della sua messa funebre, avrebbe voluto fossero eseguite da loro musiche d’organo. Significativo anche il suo rapporto coi compositori Marco Enrico Bossi - recentemente rievocato da Luca Pavanel e Giulio Sforza - e Mario Castelnuovo-Tedesco, illuminato nel volume “Ad Ariel con un ramo di ginepro” di Alessandro Panajia. “Il loro rapporto – racconta l’autore – nacque in modo singolare. Nel 1912 Castelnuovo-Tedesco aveva musicato Fuori i barbari!, un canto patriottico a favore degli interventisti contro gli austriaci su testo del fratello Ugo. D’Annunzio si interessò e lo volle come inno per la sua impresa di Fiume”. Il poeta seguì poi la carriera del giovane Mario.
Nel Proemio alla Vita di Cola di Rienzo, peraltro, non mancano significativi riferimenti al “soffio musicale” e a “un diletto quasi musicale”. D’Annunzio vi scrive anche: “Tanta era talora la musica di tutte le cose, che ci sembrava fossero per vibrare come quelle di uno strumento”.
Ruggero Morghen