IL POPOLO

Società

Giovanni Agosti ne è certo: il ricordo di Carla Erba è un filo conduttore attraverso l’opera di Luchino Visconti, peraltro ammesso da lui stesso, che nel 1975, alla domanda “Quale è stata l’influenza di sua madre nella sua opera?”, rispose: “Enorme”. Quella “era del resto – osserva dal canto suo Alberto Arbasino – un’epoca di forti e importanti presenze materne, assai più che negli anni femministi”. E cita, tra le altre, proprio la madre di Visconti accanto a quelle di Pasolini e Spadolini.
Il generale Oreste Baratieri viene descritto come uomo basso, sgraziato, occhialuto ma anche - scrivono Fruttero e Gramellini - “ometto pingue e palesemente inadeguato al ruolo di condottiero”. Grasso e sgraziato egli è pure per Indro Montanelli, che lo dipinge inoltre come “ambiziosissimo e assetato di gloria militare”: accusa, peraltro, condivisa da Aldo A. Mola, che facendo esplicito riferimento a Baratieri allude a “generali inetti o avventati,
“Possiamo dire che la cucina è il piatto forte delle edizioni Panozzo?”. Sorride, a questa facile battuta, Tommaso Panozzo, che io chiamo Francesco perché ha proprio un’aria serafica. Panozzo, peraltro, non è solo editore, ma anche autore (ha appena dato alle stampe “Una città perduta”, su una Rimini – assicura – ricostruita attraverso i documenti), ma nel caso di dissidi tra i due ruoli e le due figure, non ha dubbi: prevale senz’altro l’editore.
A Trento, in via San Marco, Chiara Lubich raccontava le sue scoperte e conosceva nuove compagne. Sulle pareti della sala le ragazze avevano scritto a lettere cubitali “O l’unità o la morte”: frase certamente costruita sul calco del garibaldino “Roma o morte”, ripreso in occasione della Marcia su Roma, e del dannunziano “Fiume o morte” (ma ci sarebbe stato anche il proclama di Che Guevara “Patria o muerte”).
L’eredità di Giuseppe Dossetti – lo abbiamo notato in un precedente articolo – non fu cara solo a Romano Prodi ma anche a suo fratello Paolo (1932-2016), mio insegnante di storia moderna all’università di Trento. Feci con lui il mio primo esame a Sociologia e, presentandomi col mio cognome, ebbi naturalmente la strada spianata. Non mancò, infatti, la domanda su un’eventuale mia parentela col famoso Raffaello Morghen, lo storico romano autore di “Medioevo cristiano” (1951), domanda che in altra occasione mi pose anche Angela Pellicciari.
La biblioteca civica di Abano Terme ha recentemente ospitato una breve, partecipata presentazione del saggio di Francesco Jori su Marco Polo, significativamente sottotitolato “La vita è viaggio”. Son pagine che ricostruiscono il percorso umano di Marco e propongono il ritratto di due delle maggiori potenze economiche dell’epoca: Venezia e Cina, protagoniste – così si è detto ad Abano – di una globalizzazione ante litteram lungo la favolosa Via della Seta.
L’editore Panozzo, da quarant’anni sulla piazza, propone una selezione di libri riminesi. Sulle suore salesiane (di cui qui abbiamo già scritto) o sulla cucina “tra le due guerre”, che sarebbe poi un modo elegante per dire “nel tempo del Fascismo”. La cucina storica, in effetti, è uno dei cavalli di battaglia di questo editore. Ma tra le sue proposte troviamo anche i riminesi “alla menta” rievocati da Giuliano Masini, oppure Gabriele d’Annunzio ed Eleonora Duse che passeggiano per viale Vespucci, “cuore pulsante del lido – come scrive Manlio Masini -, e civettuolo salotto a cielo aperto della vita dorata della vacanza”.
La recente fiction di RaiUno “La lunga notte” ha avvicinato al grande pubblico televisivo la figura di Giuseppe Bottai (1895-1959), nell’occasione interpretato dall’attore Daniele Natali. È dunque forse il momento propizio per riscoprire un breve saggio (invero non privo di refusi) del compianto Piero Vassallo, dedicato appunto al gerarca romano ed apparso, per le edizioni Solfanelli, nella collana “Saperi”, cui concorsero tra gli altri Roberto de Mattei, Corrado Gnerre e Francesco Agnoli.
All’origine dell’Archivio storico “Alberto Marvelli” di Rimini, gelosamente custodito da Nino Luzio, troviamo una donna: la signorina Maria Massani (1897-1990), figura eminente del laicato riminese. Insegnante e collaboratrice di Alberto, ne scrisse anche la prima biografia, in forma di “profilo”. Nella sede di via Cairoli ancora aleggia il suo spirito assieme a quello di un’altra donna: la compianta professoressa Cinzia Montevecchi in Grassi, che ne fu l’anima fino alla morte, avvenuta il 13 febbraio di quest’anno. Fu lei, infatti, che riordinò e revisionò tutto il materiale custodito nell’archivio, oggi purtroppo insidiato dall’umidità dell’ambiente.
Isabella sta alla Garbatella, a due passi dalla casetta dove, secondo la leggenda, Giorgia dormiva nel letto con la sorella Arianna mentre mamma Anna, per sbarcare il lunario, scriveva romanzetti rosa ambientati in paesaggi tropicali da sogno. Isabella è una ciellina della prima ora, tanto che gli amici la chiamano scherzosamente “la sansepolcrista”. Ed è un’educatrice, seppure ormai a riposo, che per tanti anni ha militato nel CLE dopo essersi laureata con una tesi su Maria Montessori educatrice ed aver insegnato per più lustri in una scuola privata retta dalle Marcelline.