Possiamo dire che la cucina è il piatto forte delle edizioni Panozzo?”. Sorride, a questa facile battuta, Tommaso Panozzo, che io chiamo Francesco perché ha proprio un’aria serafica. Panozzo, peraltro, non è solo editore, ma anche autore (ha appena dato alle stampe “Una città perduta”, su una Rimini – assicura – ricostruita attraverso i documenti), ma nel caso di dissidi tra i due ruoli e le due figure, non ha dubbi: prevale senz’altro l’editore. Penso a un caso analogo che si verifichi per un bibliotecario che sia anche erudito, e la mente non può che andare all’umile veronese (umile fin nel nome) Pietro Sgulmero, che fu intimo del grande storico tedesco Theodor Mommsen.  Apprendiamo a questo proposito che si dice Sgulméro, come si dice Bàccara e si dice Dùmini, Broccòli e urobòro 

Lo definimmo già, Panozzo, l’editore della piadina e, apparentemente, lui non se l’è presa. Già nel 2010, in effetti, uscì un cataloghino editoriale coi suoi libri di cucina e volumi di cucina storica, sui desinari malatestiani ad esempio, o sui mangiari. Ma anche sulla minestra romagnola e, appunto, sulla piada, plurisecolare pane identitario dei romagnoli. Giuliano Masini intanto, autore di “Riminesi alla menta”, invita a riflettere sul verde: “verde – osserva Manlio Masini – come la più bella stagione della vita e verde come il portafoglio dei protagonisti” del volume ch’egli introduce. Viene in mente anche “Il garofano verde” di Robert Hichens, in quel caso simbolo di un’appartenenza esclusiva e un po’misteriosa (ne ho abbandonato una copia, sfasciata, proprio a Rimini).

In “Una città perduta”, suo ultimo lavoro, Tommaso Panozzo si occupa della Rimini del 1939, dunque prima dei bombardamenti che ne sfigurarono il volto (se n’era già occupato Arnaldo Pedrazzi)), ma con Gianni Morelli egli aveva già firmato “La corsa più bella del mondo”, sulle Mille Miglia in Romagna (Panozzo, 2023). Tommaso ha scritto anche di Federico Fellini e del borgo riminese di San Giuliano. “E la Rimini cattolica?”, chiediamo. “A quella – risponde – ci pensa soprattutto Il Ponte”. 

 

 Ruggero Morghen