di Luigi Rapisarda
La palese rottura di ogni galateo istituzionale ad opera del presidente Trump, esibita ieri, nello studio ovale della Casa Bianca, nei riguardi del capo di Stato,Zelensky, ritenete che consenta ancora di trovare ragioni ( se ce ne sono),nell’inedito percorso della nuova Dc -
che non pare abbia abbandonato la pretesa continuità con il pensiero Cristiano,umanitario e solidarista di Sturzo e De Gasperi - per rivendicare una qualche compatibilità con la scelta, irreversibile, di collocarsi stabilmente nell’alveo di questa coalizione guidata da Giorgia Meloni, dominata da una aperta linea filotrumpiana ed antieuropea?
Quel temerario e stupefacente palcoscenico istituzionale, dove si è consumato pubblicamente - nel cuore pulsante del potere di quella che era una volta la più grande e solida democrazia del pianeta - ad opera dell’intero staff della presidenza statunitense, un dileggio, con metodi e un lessico da sceriffo, assai brutale, istituzionalmente irrispettoso di un capo di Stato( al di là di possibili piccole o grandi colpe) il cui popolo è sotto attacco da tre anni, getta una luce sinistra sulle reali intenzioni del progetto di pace che ha in mente Trump: più acconcio ad un accordo spartitorio dei territori ucraini, ricchi di terre rare, in un quadro di rinverdito colonialismo predatorio, che finalizzato ad assicurare condizioni solide di sicurezza ai confini tra i due paesi in conflitto ed a salvaguardare l’intera sicurezza del continente europeo.
In questo contesto e concordando con la breve nota del Sen. Gubert, di ieri, oltre che utile, direi necessaria non solo una dichiarazione pubblica, ma soprattutto una chiara dissociazione del partito dalle posizioni da *pistolero del vecchio west *del presidente americano.
Contestualmente questa *nuova Dc* che non ha mancato, con la sua inedita scelta di schierarsi, di sottolinearne la propria immedesimazione organica e strutturale con questa coalizione di destra,destra(dove è il centro? Con Lupi che fa da piccolo pretoriano della Meloni e Tajani che nonostante sia stato sfiduciato da Marina Berlusconi, in nome di una destra liberale, umanitaria ed europeista, prosegue nel suo ministero per gli affari esteri, pur in una personale sensibilità europeista, con dichiarazioni e parole vuote e generiche per coprire e sopire le temerarie stravaganze di Trump e le antitetiche posizioni della premier Meloni )abbia la lungimiranza di esprimere,a chiare lettere, il proprio disorientamento e sconcerto sulla posizione inconfutabilmente collaborazionista( nell’ambito di una visione incentrata più su un precipuo bilateralismo dei singoli paesi europei con gli Stati Uniti, che unitario come soggetto politico di un sano Atlantismo, dell’Ue) e antieuropea, di Giorgia Meloni.
Altro che ponte, al massimo, se si va avanti di questo passo, la Meloni può ritrovarsi a fare da crocerossina, e,a quel tempo, se si ritroverà ancora un pizzico di pietà, non recupererà nemmeno quanto occorre per curarci le ferite fisiche, economiche e sociali che un’offensiva in armi, da est, e una guerra commerciale da ovest, procurerà, inevitabilmente, a tanta parte dell’Italia e dei popoli europei.
Tanto ineludibile quanto essenziale appare,pertanto, pervenire ad una chiara pronuncia, nell’imminente Direzione nazionale: meglio ancora se in sede di Consiglio Nazionale.
Un diverso opinamento renderebbe, a questo punto, definitivamente irrilevante ed inverosimile lo sforzo dei tanti promotori che, nobilmente, nel 2016, si adoperarono, con la nota istanza al Tribunale di Roma, per avviare un percorso di rinascita della Democrazia Cristiana.