IL POPOLO

Cultura

Nel concetto di “una molteplicità di unità” o di “composizione” possiamo individuare la prima regola del pensare, una regola valida per tutti gli esseri pensanti, in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Riteniamo pertanto la regola descrivibile con la formula A+B=C meriti di essere giudicata e denominata la Regola di tutte le regole del pensare o anche come la Logica prima, o come la Logica base di tutti i ragionamenti, o anche puramente e semplicemente come la Logica.
Di scrittura femminile/femminista europea in età medievale e moderna ha parlato ad Abano Terme Ruggero Soffiato. Cassandra Fedele (1465-1558). Figlia di Barbara Leoni (proprio come la nota amante e musa di d’Annunzio!), Cassandra canta versi improvvisati al banchetto del doge Agostino Barbarigo e pronuncia, nell’università di Padova, un’orazione in lode delle scienze. Pure santa Chiara d’Assisi (1193-1253), fondatrice dell'Ordine delle Clarisse, scriveva: ecco la Regola e la corrispondenza con Agnese di Boemia, di cui restano poche testimonianze. Chiara Augusta Lainati ne parla nella sua “piccola vita di santa Chiara” col proposito di renderla “quale essa è, viva ed attuale in pieno secolo XX, modello agli uomini di oggi, e non personaggio relegato sullo sfondo di uno scenario medioevale”.
Le considerazioni svolte nei precedenti capitoli ci consentono di sostenere che, ai nostri giorni, la contrapposizione fra le dottrine giusnaturalistiche e giuspositivistiche non ha più ragione di esistere. Osserviamo infatti che la storia delle comunità umane, sia pure con un percorso non del tutto concluso, ha condotto a questo risultato: il diritto naturale è stato recepito nel diritto positivo, ossia negli ordinamenti giuridici vigenti nella quasi totalità degli stati del nostro pianeta. Esporremo ora una concisa rassegna degli eventi storici che hanno portato all’esito di cui sopra a partire dal secolo XVIII.
La logica, come chiunque può constatare da sé, non ha bisogno di essere appresa ed è conosciuta da ogni soggetto pensante praticamente dalla nascita; in base ad essa ogni soggetto può comprendere ogni altro ed essere compreso da ogni altro. Facile per chiunque rilevare che i concetti di pari libertà e pari responsabilità, come illustrati nei precedenti capitoli, sono fondati sulla logica. Noteremo ancora che il principio “pari libertà e pari responsabilità” è tale da garantire nello stesso tempo libertà e uguaglianza per tutti i componenti la società.
Approfondendo i concetti in parola osserveremo che ognuno di essi presenta contemporaneamente un lato forte e un lato debole. Fra le due scuole di pensiero dal medioevo ai giorni nostri vi è sempre stata una rigida contrapposizione. I giusnaturalisti considerano irrinunciabile il riconoscimento del “primato” del diritto naturale sul diritto positivo; i giuspositivisti, ribadiscono che il diritto naturale “non esiste”.
In occasione del cinquantesimo di sacerdozio del vescovo di Trento monsignor Carlo de Ferrari, Flaminio Piccoli ne ricordò gli “anni di paternità spirituale, nel dolce segno della Grazia santificante”, alla quale – aggiunse - “ha chiamato con serena insistenza e con profonda consapevolezza il popolo cristiano”. Per l’Azione cattolica egli ebbe un’attenzione particolare, ma anche negli anni di Endrici (vescovo dal 1904 al 1940) era forte l’attività degli aderenti all’associazione. Nel 1945 essa contava nella diocesi di Trento 48.000 iscritti; nel 1957 essi giunsero a 63.000, un decimo dei battezzati e una donna su quattro.
Esaminando la storia delle dottrine per mezzo delle quali gli studiosi di filosofia, di politica e di dottrine giuridiche, hanno cercato di individuare i fondamenti del “diritto” (dell’insieme delle norme che devono regolare il vivere in società degli esseri umani) incontriamo due grandi correnti di pensiero che si pongono reciprocamente in antitesi: la corrente del diritto naturale o giusnaturalistica; la corrente del diritto positivo o giuspositivistica.
Sul quotidiano Il Popolo, verso il finire degli anni Settanta dello scorso secolo, il sociologo trentino don Franco Demarchi (1921-2004), autore di “Paradigmatica ed assiomatica in sociologia” (1975) e “Società e spazio” (1969), intervenne più volte nello spazio dedicato alle opinioni: una rubrica – così questa si presentava – “aperta al contributo anche di quanti non si riconoscono nella linea politica ufficiale della DC”, ma intendono comunque dare un contributo “di chiarificazione e di ricerca”. In “Ripensare al passato per orientare il futuro”, denunciato “l’enorme ritardo del nostro Paese nelle scienze umane positivamente impostate”, rifletteva sul Sessantotto e la spirale della violenza che ne seguì riconoscendo che “pensieri, metodi, ideali elaborati nelle assemblee del Sessantotto sono oggi più che mai presenti nel terrorismo delle brigate rosse” (lo scriveva proprio così: minuscolo).
Il 20 gennaio 1949 Chiara Lubich, la fondatrice del movimento dei Focolari, aveva incontrato a Montecitorio un gruppo di parlamentari e per essi aveva stilato un programma con lo scopo di «far vivere Gesù in Parlamento = farsi santi: l’uno responsabile dell’altro come di sé». Il 4 marzo 1950 Chiara è a Trento – “nella nostra Trento, nella cittadella nostra” – da dove scrive ad Alcide De Gasperi. Il 21 aprile 1951 De Gasperi scrive a Chiara osservando che “il sentirsi uniti sotto la Paternità divina offre un senso di serenità e di fiducia, anche nell’ora della tribolazione”. Nella stessa lettera tiene poi a precisare di non voler turbare col suo travaglio “l’ardore della vostra vita spirituale, che si eleva al di sopra di così tristi temporalità”.
La mente di ogni uomo è inevitabilmente portata a pensare che, al di là di ciò che appare come molteplice e mutevole nel tempo, vi sia una sostanza unica (un uno) che rimane sempre uguale. L’esistenza di questa “sostanza” che, come suggerisce l’etimologia della parola, “sta sotto” e “sostiene” la realtà di tutto ciò che esiste (sia esso fermo o in movimento o mutamento) appare alla nostra mente come “innegabile”. Infatti non è possibile pensare che una cosa che “non è” (non esiste) possa muoversi o mutare. Ciò sarebbe contro sia la ragione che contro l’esperienza. L’essere primo, perfetto, semplice, e uno deve essere (ed essere pensato) come il tutto-uno, semplice e immutabile. In altre parole “tutto ciò è”, il massimo di essere possibile e pensabile, l’uno assoluto e perfetto ed anche l’unico essere o ente esistente.