IL POPOLO

Politica

Da diverso tempo si susseguono interventi tesi a promuovere l’avvio di un rinnovato centro della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Lo stiamo facendo da molti anni noi della DC, legittima erede del partito storico, come la stessa Federazione Popolare dei DC insieme a numerose associazioni, movimenti, gruppi facenti parte della vasta e articolata area dei cattolici democratici e cristiano sociali.
Dobbiamo riaprire il contenzioso sull’utilizzo elettorale del nostro glorioso scudo crociato. Con Cesa le abbiamo tentate tutte e sin troppe volte e, sempre con lui, abbiamo anche ritentato con la Federazione Popolare DC ritenendo che anche nei tre superstiti, già DC, prevalesse, come in tutti noi, la volontà di concorrere alla ricomposizione possibile dei democratici cristiani, ma, sempre alle scadenze elettorali, nazionali, europee e/o locali, ha finito col prevalere l’interesse del “particulare” personale. Agli amici più competenti in materia giuridica il compito di valutare se e come procedere per le vie giurisdizionali: al Consiglio nazionale, alla Direzione e alla Segreteria nazionale, quello di assumere una forte iniziativa politica in tutte le sedi istituzionali e dei media per superare questa insostenibile situazione.
Quasi il 60% di renitenti al voto alle elezioni comunali. Da lì bisogna ripartire per comprendere il grado di crisi della nostra democrazia. La disaffezione della politica, il disagio sociale e le manifestazioni di piazza, la crisi morale, culturale e sociale, in una parola l’anomia che pervade la società italiana, sono state le ragioni della mancata partecipazione al voto.
Tutti insieme democristianamente: rimpatriata di ex D.C. a Palazzo Roberti per Mario Segni e il suo libro sulla “fake news” del piano di colpo di Stato del 1964 in Italia. Per l’occasione sono copiosamente riuniti i pezzi da 90, da 60 e da 30 della Democrazia Cristiana locale del tempo che fu, nella gloriosa era della Balena Bianca che più bianca non si può. Il quadro politico e sociale dell’Italia di quel 1964, come spiega sempre il relatore, era quello di un Paese in crisi “con le prime tensioni dopo il boom economico” e “con un periodo di instabilità del sistema italiano prima del referendum sulla scala mobile”.
L’astensione è stata ovunque ampia e diffusa. Più forte nei centri città, a Milano e a Bologna, e assai più consistente nelle periferie, come a Roma. L’astensionismo lo paga soprattutto il M5S che, non solo perde i suoi sindaci, ma è decisivo solo in accoppiata col PD a sinistra. Dalle urne delle amministrative emergono due netti vincitori: il PD di Letta e Fratelli d’Italia della Meloni che si annunciano come i poli di riferimento essenziali a sinistra e a destra della politica italiana. Netta la sconfitta di Salvini e della sua idea del partito leghista che, invece, nel Nord Est fa il pieno di voti nei comuni delle regioni guidate da Zaia e da Fedriga.
Ho sollecitato l’apertura del confronto all’interno della DC e della Federazione Popolare DC partendo dalla convinzione che per superare l’attuale frammentazione, prima della scelta delle alleanze, sia necessario trovare la condivisione sui contenuti di un programma in grado di rispondere alle attese del “terzo stato produttivo” e della “povera gente”; di coloro ,cioè, che sono i riferimenti naturali di un partito e/o di una federazione di partiti ispirati dai valori del popolarismo e della dottrina sociale cristiana. Ho inviato nei giorni scorsi ripresentando, come priorità, le scelte in materia di politica economica e finanziaria, indispensabili per contrastare il dominio dei poteri finanziari ....
Romano Prodi ha dichiarato alla trasmissione dell’Annunziata: “ Con Letta ci siamo sentiti parecchie volte. Il principale consiglio che gli ho dato è che ci vuole una proposta sul lavoro, sul tipo di crescita, sull'organizzazione della società post pandemia". Più modestamente, nelle settimane scorse agli amici della DC e della Federazione Popolare DC, avevo proposto alcune idee per un progetto strategico di riforma per l’Italia. Un progetto che che si riassume in questi punti ....
C’è un grande fermento al centro, alla ricerca di un punto di equilibrio che, dopo la fine della DC, manca nella politica italiana… Diversi tentativi sono stati compiuti, sin qui senza successo, cercando di rispettare statuti e regolamenti delle diverse realtà dei partiti e associative dell’area. Allo stato degli atti, sarebbe molto più opportuno, utile ed efficace organizzare un’Assemblea Nazionale aperta a tutti coloro che, firmando un apposito documento, si riconoscono nei valori, nella storia e nei programmi della DC e nel decalogo etico sturziano. Superando tutte le oligarchie, i centri di potere e i giochi delle tessere che si sono sin qui riproposti e con un regolamento semplice che consenta l’emergere di una nuova classe dirigente. Ritengo, infatti, che ci siano ancora molti democratici cristiani e popolari in Italia, i quali attendono solo di essere chiamati da protagonisti a decidere come riprendere il cammino.
Leggere la nota di Giorgio Merlo su “ il domani d’Italia” del 19 Luglio titolata: “Adesso serve un nuovo “preambolo”. Contro i populismi”, mi fa tornare alla mente quella mattina del Febbraio 1980 a Roma, attorno all’altare della chiesetta sconsacrata dell’ex Convento della Minerva, sul quale Carlo Donat Cattin scrisse di pugno con la sua stilografica quello che passerà alla storia politica italiana, come “il preambolo Donat Cattin”. Eravamo presenti: Sandro Fontana, Emerenzio Barbieri, Luciano Faraguti, Pino Leccisi, e il sottoscritto.....
Gabriele Cantelli osserva che cattolici sono incapaci di riconoscere nell'ostentato populismo sovranismo “targato Salvini prima della conversione europeista” l'alibi per quella scelta di campo a sinistra perseguita dalla sinistra cattolica presente nella D.C fin dai tempi della guida dossettiana,divenuta in questi ultimi anni l' orentamento prevalente del Magistero della Chiesa cattolica per una traduzione classista della attenzione alle povertà ai primi posti nella gerarchica dei valori evangelici.