IL POPOLO

Politica

Oggi ho partecipato in video conferenza alla riunione della direzione nazionale della DC, convocata dal segretario Renato Grassi, in una situazione assai diversa da quella che pensavamo solo alcune settimane prima. La crisi di governo aperta da Conte e dal M5S, cui hanno fatto sponda Salvini e Berlusconi, oltre alle elezioni anticipate di autunno, ha avviato un processo di scomposizione delle forze politiche destinato a non arrestarsi.
La recente sentenza n.10654 del 4.7.2022 del tribunale di Roma ha posto fine alla ridda dei se-dicenti capi e capetti di fantomatiche Democrazie Cristiane, che tanta confusione ha creato in molti amici presenti nelle diverse realtà territoriali. Comprendo le difficoltà di amici ex DC, i quali, avendo vissuto l’esperienza del passaggio dal PPI di Martinazzoli al PD, dopo un lungo travaglio, si ritrovano adesso nella situazione ambigua e difficile di ex democratici cristiani (magari confortati dal perentorio giudizio dell’on. Bodrato sul “prezioso cristallo infranto”) senza un partito e con alle spalle una militanza infelice nel PD, nel quale, per dirla con Donat Cattin, alla fine hanno fatto esperienza di quell’aforisma secondo cui: “ è sempre il cane che muove la coda”.
Tenendo fissa la nostra stella polare, noi democratici cristiani e popolari abbiamo il dovere di impegnarci nella costruzione di una forte alleanza politico elettorale euro atlantica, in coerenza con la nostra storia migliore, quella dei padri fondatori DC dell’Unione europea: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman.
Molti convengono che prima delle alleanze bisognerebbe discutere di programmi. Ho tentato di offrire alcune idee di programma, per la verità senza trovare, almeno sin qui, interlocutori disponibili. Alla fine, in quasi tutti, sembra prevalere il tema delle alleanze. Un tema scivoloso per il quale. all’interno della nostra area di ispirazione cattolico democratica e cristiano sociale, sopravvive la distinzione tra neocon e neodem che caratterizzò la stagione di egemonia ruiniana nella Chiesa italiana, elemento divisivo sul piano politico. Pienamente legittimati nella nostra iniziativa di partito si dovranno, quindi, mettere in campo una serie di azioni programmatiche e organizzative che mi propongo di presentare alla riunione della direzione nazionale del partito annunciata per il prossimo 23 luglio p.v.
Sorprende qualche commento alla sentenza del Tribunale di Roma sulla causa intentata da Cerenza e De Simone circa la validità dell'Assemblea che ha riattivato, per iniziativa di alcuni soci, il partito della Democrazia Cristiana, proprio quello fondato da Degasperi e altri nel 1943. La sentenza di questi giorni ha chiarito chi sia davvero il soggetto politico Democrazia Cristiana, riconoscendo la legittimità dell'Assemblea dei soci della DC. Ed è già un grosso successo rispetto a chi usa impropriamente la denominazione di Democrazia Cristiana.
Si è aperta la stagione dei convegni e degli incontri politici estivi, tanto più interessanti alla vigilia delle elezioni sempre più vicine. Si incontrano le correnti del PD, come quella del ministro Franceschini a Cortona e si annunciano incontri, in presenza fisica o virtuale via web, all’interno e tra i partiti, movimenti e associazioni delle diverse aree politiche. Azioni che, partendo dai territori, tentano di coinvolgere il maggior numero di adesioni di movimenti, gruppi, associazioni, in preparazione di un’assemblea costituente per la ricomposizione politica dei DC e Popolari, assolutamente indispensabile qualunque possa essere, alla fine, la legge elettorale con cui si voterà nel 2023, anche per scegliere una rinnovata classe dirigente coerente con la nostra migliore tradizione.
Chiusi i ballottaggi del 26 giugno. E’ vero, sono elezioni amministrative e non politiche, giustissimo; vince la persona in ogni caso rispetto a partiti, idee politiche, meno voli pindarici e più concretezza. Ma le elezioni del 2022 hanno inviato alcuni segnali che già in modo molto acuto e sensibile ha anticipato l’amico Ettore Bonalberti, ma anche amici del comitato civico popolare veneziano.
La sconfitta del centro destra è politica non numerica. Per i sostenitori di una cultura democristiana si impone una riflessione. Si è di fronte a un così grave risultato amministrativo che non può essere imputabile solo alla calura estiva, ma alla imposizione di candidati che vengono rifiutati al secondo turno perché non offrono garanzie a vasti strati di elettorato con un dissenso che si manifesta in un rifiuto della partecipazione al voto.
Continuare a rinviare, alle calende greche, il Congresso, ci costringe a fluttuare in un limbo senza via d’uscita. Forse è l’effetto inebriante dell’epopea siciliana, che però sconta già un non ben valutato effetto “alone” indotto dai virulenti attacchi mediatici a Cuffaro e per conseguenza al partito. Serve pertanto senza indugio un Consiglio nazionale che deliberi prima possibile la convocazione del Congresso nazionale. In questo quadro, senza questi ingredienti, saremo destinati a non esistere.
La ranocchia aveva una “visione del mondo”, il suo mondo, ma era ovviamente circoscritta a quel piccolo pozzo. Se fosse prevalsa la visione della kupamandika, senza i necessari scambi interculturali, avremmo avuto una diversa e assai più limitata storia scientifica, economica e culturale dell’umanità. Ecco, cerchiamo di guardare al di là dei nostri confini, non per perdere i nostri connotati storici di democratici cristiani, ma per aprirci alle novità e a ciò che la concreta realtà politica effettuale ci offre. Dalla relazione di Grassi, approvata all’unanimità, ripartiamo con l’entusiasmo e la determinazione dimostrata dal 2012 a oggi. Sì, cari amici: tirem innanz, come sempre da Liberi e Forti.