IL POPOLO

Politica

L'impegno per costruire il nuovo centro della politica italiana non può risultare dalla semplice sommatoria dei diversi addendi sul campo, ma dovrebbe rappresentare l’incontro delle principali culture politiche riformiste presenti in Italia. Nell'ambiente laico purtroppo, tranne qualche lodevole eccezione, sembra prevalere il deserto culturale. L’obiettivo è sicuramente quello di costruire un centro rinnovato nel quale ci si possa trovare uniti dalla volontà di difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana, ed al quale, noi eredi della migliore tradizione cattolico democratica e cristiano sociale, dovremmo offrire il miglior contributo di idee e di classe dirigente.
Considero molto positiva l’iniziativa assunta da Renato Grassi, segretario nazionale della DC, di invitare gli amici dei diversi partiti, movimenti, associazioni e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale per la ricomposizione politica. Mi auguro che l’Istituto Sturzo, depositario della memoria storica dei Popolari e della DC, accetti di offrirci l’ospitalità, così come spero che, finalmente questa volta, tutti accolgano l’invito senza diserzione di alcuno. Credo anche che un incontro dei vertici romani, il quale nei lunghi anni della diaspora (1993-2022) non si è mai potuto realizzare, possa servire certamente come indicazione di una strada che, tuttavia, richiede un diretto e forte coinvolgimento delle realtà territoriali.
Fino alla metà degli anni ’70 del secolo scorso si diceva che la Costituzione italiana avrebbe potuto essere considerata valida in qualsiasi stato del mondo. E ciò perché garantiva a tutti i cittadini il massimo di partecipazione democratica razionalmente pensabile mediante gli articoli 48, 49, 51. In sintesi: il “voto uguale” e l’uguale diritto dei cittadini a partecipare all’attività dei partiti. Negli ultimi 30anni a seguito dell’approvazione di sistemi elettorali “maggioritari” sono stati aboliti i “partiti” come previsti dall’articolo 49 della Costituzione. Dal 1993 i partiti sono stati sostituiti da “poli” e da “movimenti” sotto la guida di leader.
Resto convinto della necessità di concorrere da DC e Popolari alla costruzione di un nuovo centro politico alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Il presidente Berlusconi, sempre attento a ciò che sta accadendo nel centro destra e forte della partecipazione con Forza Italia al PPE (scelta che gli fu suggerita a suo tempo dagli amici Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo), tenta di dar vita a una nuova formazione centrista nel segno del PPE. La prospettiva era e rimane quella di concorrere alla ricomposizione politica dell’area cattolica democratica e cristiano sociale in Italia. Un progetto che nasce dalla convinzione che serva all’Italia un partito in grado di rappresentare la migliore tradizione democratico cristiana e popolare, impegnato a inverare nella città dell’uomo i principi della dottrina sociale della Chiesa e a difendere e attuare integralmente la Costituzione.
La rielezione del Presidente Sergio Mattarella ha rivelato, in tutta la sua gravità, l’evidenza di un sistema politico ormai del tutto incapace di fare scelte autorevoli e ampiamente rappresentative del sentimento del paese. Nel momento di massima espressione delle funzioni di corpo elettorale ancora una volta ha trionfato l’inadeguatezza dei Parlamentari, non essendo stati capaci di indicare alcuna figura politica in grado di esprimere ed impersonare con pienezza di consensi e provata credibilità e coerenza, non solo nel quadrante politico interno, la funzione più rappresentativa del paese.
È una affermazione attribuita al grande campione italiano, asso del ciclismo, Gino Bartali che calza a pennello alla politica e ai politici che nella settimana delle elezioni del Presidente della Repubblica hanno dato, nconcepibilmente, il peggio di sé. Certo è che quello che si è visto, ostinatamente teletrasmesso minuto per minuto, è quanto di squallido si abbia visto. Il risultato è stato fallimentare! Un’occasione persa per la politica che avrebbe dovuto e potuto misurarsi con se stessa, verificare le proprie capacità di dialogo, di sintesi e di compromesso. Un’occasione davvero mancata clamorosamente.
Nell’elezione del presidente della Repubblica non è emersa - nemmeno sotto traccia - la funzione dei molti parlamentari di origine DC presenti nei diversi partiti rappresentati in Parlamento, così come più netto è stato il ruolo svolto da alcune componenti interessate a dar vita al nuovo centro della politica italiana: Renzi, Calenda, Toti, Brugnaro. Una proposta concreta perquanti sono interessati a un’iniziativa da assumere insieme: riunirci presso l’Istituto Luigi Sturzo a Roma con tutti i rappresentanti delle diverse realtà dei partiti, movimenti e associazioni che fanno riferimento alla nostra area sociale, culturale e politica.
Io triumphe, così si acclamava a Roma l’elezione dell’imperatore e così scriveva Gianni Brera nel 1982, dopo la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio. Uso anch’io quest’acclamazione con la riconferma deldue Mattarella-Draghi, innanzi tutto perché comporta garanzia di stabilità politica e istituzionale di cui il Paese ha bisogno, e anche perché, modestamente, era ciò che avevo indicato il 18 gennaio scorso con la mia nota: prevalga il buon senso.
Guardando al Colle più alto, la situazione appare alquanto agitata e confusa, tra il centro destra in progressiva fibrillazione, dopo che il tentativo del Cavaliere sembra ormai considerato da Salvini superabile/to e la sinistra che rimane ferma in un surplace impotente. La fragile situazione economico sociale di un Paese sfibrato da una crisi pandemica ben lungi dal potersi considerare finita, suggerirebbe di tener in debita considerazione il motto: quieta non movere et mota quietare. Il bis di Mattarella e la continuazione del governo delle larghe intese, con i possibili aggiustamenti, è ciò che serve. E’ la soluzione più semplice che richiede un suggeritore autorevole come il capo del governo.
Gianfranco Rotondi nel suo libro uscito da poco "La Variante DC: storia di un partito che non c'è più e di uno che non c'è ancora", sostiene che la Dc, pur essendo finita al cimitero potrebbe risorgere. Fabrizio Ronconi dalle colonne del quotidiano Libero dà conto delle teorie di Rotondi definendolo “l'unico DC rimasto in vita o per lo meno operativo, anche se in altra formazione politica”. Il 3 gennaio scorso Vittorio Feltri è tornato con un editoriale sul volume di Rotondi sentenziando che “la resurrezione salvifica della Dc è una ipotesi a cui non credono neanche i reduci irriducibili della ex gloriosa fazione cattolica”. Alberto Alessi replica a Ronconi con la seguente lettera, in cui sostiene, tra l'altro che "La DC, non è "un" partito del popolo, ma "il" partito del popolo. E che "Rotondi non è l'ultimo DC, ma che in Italia ve ne sono tanti, e molti sono usciti dalle loro tane e collaborano per cercare nuovi soci".