IL POPOLO

Società

Oreste Paliotti è un autore tutto “focolarino”. Da giovane fece parte del complesso musicale internazionale Gen Rosso. Poi scrisse vari testi, tra cui, pubblicati dall’editrice Città Nuova: “Chiamatemi arcobaleno” (1989), “Invitiamo il paese a cena?” (1992), “È andata proprio così”(1999), “Chiara Lubich: il cielo e l’umanità” (2009), “Amici miei della strada” (2014) e “Dieci donne” (2019). Da lui viene inoltre un contributo significativo per la comprensione della storia del movimento fondato da Chiara Lubich, in particolare per quanto riguarda il suo periodo “romano” e l’esperienza conosciuta come Paradiso ‘49. Riferendo dell’esperienza di Tonadico, Marco Tecilla afferma: “Ogni volta che da lassù si tornava a Trento, si aveva la sensazione di scendere da un’altissima montagna avvolta di luce, tanto che a malapena si riusciva a rientrare nella vita normale, quotidiana… Si viveva in una continua contemplazione”.
Nasceva giusto cent’anni fa a Firenze don Lorenzo Milani, di cui Flavio Bertolini indaga oggi l’esperienza umana e il progetto educativo, non omettendo di segnalarne alcune “rigide prese di posizione”. Forte di due riferimenti trentini (don Marcello Farina e la casa editrice “Il Margine”), l’autore si sofferma sulla pedagogia del quotidiano attuata a Barbiana, comunità di vita ed accoglienza, scuola popolare operaia nonché esempio di sperimentazione educativa. Laboratorio popolare di scuola – in altre parole – ed insegnamento alla vita.
Il 27 febbraio è San Gabriele dell'Addolorata. Lo era anche nel 1934, quando Gabriele d'Annunzio scoprì - "non senza turbamento" - nel "Barbanera", suo almanacco favorito, l'esistenza di un santo suo omonimo e diverso dall'arcangelo, che già conosceva. Ne scrisse quindi per avere informazioni al "suo" parroco. La missiva, recante il motto “Primo Gruppo di Squadriglie”, era infatti indirizzata “al Reverendo Arciprete Don Giovanni Fava in Gardone soprano”. D'Annunzio non dimenticherà più la figura del santo giovane, suo omonimo e futuro patrono della sua terra d'Abruzzo. Ancora pochi giorni prima di morire, scriverà infatti alla moglie Maria Hardouin dei duchi di Gallese: “Ho atteso invano il dono promesso. Forse lo rivedrò, quando sarà spenta l’altra lampada nel giorno natale di san Gabriele".
Ad Abano Terme il professor Federico Talami se lo ricordano ancora in sella alla bicicletta, sempre inappuntabile in giacca e cravatta. Non era un formalista o un dandy: per lui l’abbigliamento era una forma di rispetto nei confronti degli altri. Nelle riunioni consiliari pretendeva da sé stesso, e lo avrebbe voluto anche dagli altri, un atteggiamento simile a quello che si aveva un tempo per recarsi in chiesa, tanto che soffriva quando vedeva alcuni consiglieri con un atteggiamento poco rigoroso.
Tondello agì in molti ambiti e in tutti creò saldi legami. Egli non plasmava, metteva piuttosto dei semi: infatti poi ognuno dei ragazzi ha preso la propria strada, diversa da quella degli altri. Figura di cristiano adulto e maturo, fu educatore e obiettore di coscienza al servizio militare. Era uno degli animatori dell’Azione Cattolica. Tondello militò nella sinistra Dc. Lo slogan del periodo era “Chi non sta con Zaccagnini non è giovane”: una specie di “Giovinezza”, ma in salsa democristiana. Ciao cari! Segni della presenza non rievoca solo la vicenda umana di un personaggio compianto, ma presenta piuttosto aspetti comuni e tratti condivisi dalla Chiesa e dal mondo cattolico di quegli anni, non sono nel Padovano.
Nel Vangelo secondo Matteo leggiamo: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico, ma io vi dico…” Gesù dichiara dunque di voler correggere la “Legge antica” data dall’Onnipotente al popolo ebraico mediante l’introduzione di un “comandamento” nuovo e diverso. Un comandamento che di per se stesso trasforma radicalmente la legge vigente. Osserviamo attentamente: la legge antica ordinava di amare il prossimo ossia le persone che ci vivono accanto, i connazionali e correligionari mentre ordinava di odiare “i nemici”. Gesù invece col nuovo comandamento ci ordina di amare nemici e perfino di pregare per coloro che ci perseguitano.
In questi ultimi tre secoli c'è, nei rispettivi anni ‘20, un comune denominatore che sembra marcare, dinamiche politiche e accadimenti socio-economici, soprattutto del quadrante Euro-atlantico, lasciando un riverbero profondo nello scorrere dei successivi decenni, ora favorendo, ora imbrigliando, quando non si è osteggiato brutalmente, il percorso di riconoscimento e di avanzamento dei diritti dei popoli. Una retrospettiva che rende palpabile il tormentoso ed altalenante cammino dell'umanità, sempre alla prova di inediti eventi ...
Il Killer del momento, cioè il covid che ci attanaglia da più di un anno, ha mietuto un'altra vittima, portandoci via Silvio Lega. Lo ricordo con affetto poiché la sua intelligenza, la capacità analitica e la preparazione politico culturale, certamente, non gli facevano difetto. Da oggi, questo cavallo di razza, non correrà più, ma il ricordo e l'insegnamento, da lui lasciati, cammineranno con il nostro impegno:ti abbraccio Silvio, con affetto e ammirazione.
Dalle cronache emerge di tutto. Sono settimane interessanti. Più di tutto mi sembra, però, che emergano le storie di due padri, politici, ma sempre padri. Sono storie personali, ma profondamente indicative del marasma sociale in cui stiamo vivendo. La prima è quella dell’on. Andrea Romano, un uomo della sinistra, intelligente e capace. L’altro padre è un uomo altrettanto noto, il comico Grillo. È talmente noto che è chiamato dal nostro Presidente della Repubblica alle consultazioni per la formazione del governo.