IL POPOLO

Società

Questi incontri sparsi per l’Italia si chiamano “Meet the Meeting”. Nella sede della Fondazione Caritro, in via Calepina a Trento, ecco una presentazione pubblica del Meeting di Rimini edizione 24, come ora si dice, in programma alla Fiera dal 20 al 25 agosto prossimi. Un bozzetto del mondo nuovo, per dirla con don Giussani che contribuì ad avviarlo ormai 45 anni fa. Una proposta sfidante, secondo Paolo Cainelli dei Memores Domini, un Meeting più a misura d’uomo secondo Salvatore Cinquemani, il responsabile amministrativo della kermesse romagnola attento alle buone pratiche, alle pratiche virtuose. “La vita a episodi – assicura Salvatore -, la vita schizofrenica non mi interessa”. E “i miei amici sono di altri movimenti, o di altre fedi”.
ll 27 giugno Cino Tortorella avrebbe compiuto 97 anni, come da qualche tempo usa dire per chi a quell’età non c'è arrivato. Al Piccolo Teatro di Milano, dove fu allievo di Giorgio Strehler, mise in scena nel 1956 la pièce teatrale per ragazzi dal titolo "Zurlì, mago Lipperlì", da cui nacque il suo primo programma televisivo: "Zurlì, mago del giovedì". Dal 1959 al 2008 - vero Guinness dei primati - Tortorella condusse lo Zecchino d'Oro, dove per molto tempo interpretò proprio Mago Zurlì, assai amato dal pubblico italiano. Fondò inoltre, dopo un attacco ischemico che lo portò anche al coma, l'associazione "Gli amici di Mago Zurlì" quale osservatorio per il rispetto dei diritti dell'infanzia.
Il senatore Renzo Gubert ci segnala il riconoscimento dato in questi giorni a una trentina, Emiliana Zecchini (sorella di sua moglie), che ha sempre mantenuto i legami con Trento, dove un suo nipote si è laureato. Nata a Roncegno prima di sette figli, il padre Mario tra i primi radiologi a Trento (collega e amico del senatore Mott quando questi era medico a Riva del Garda), Emiliana - frequentato il liceo classico “Prati” a Trento - divenne assistente sociale diplomandosi nel capoluogo trentino, presso la Scuola superiore regionale di servizio sociale, nell’anno accademico 1950-1951. La sua dissertazione, presentata da Antonia Pruner, verteva sulla crisi degli alloggi nel dopoguerra e sulle sue ripercussioni sociali.
Leonardo Granata lo presenta come il principe dei cuochi. Martino, il cuoco segreto della corte papale, “il nostro Comasco” come lo definì il Platina, ci ha consegnato il primo ricettario firmato della cucina italiana, anello di congiunzione tra la cucina medievale e quella moderna, in un passaggio davvero epocale. La sua è una cucina di altissimo livello, adeguata ai personaggi di prestigio cui è rivolta, ma non mancano nel ricettario testimonianze della cucina di tutti i giorni (come le zanzarelle). Le polpette le inventa lui, anche se sono un po’ diverse dalle nostre. Sua è la prima ricetta dello zabaione. Nel rinnovato Convento dell’Inviolata è stato presentato a Riva del Garda il Libro de cosina di Maestro Martino de’Rossi, un manoscritto non si sa come approdato sulle rive benacensi e, forse, donato da una famiglia abbiente del posto tra Otto e Novecento.
Le due uniche persone verso cui Luchino Visconti provò una vera e illimitata ammirazione – ha osservato Massimo Fini – sono la madre, idolo di gioventù, e Proust, amore di tutta una vita. Ma non ci sono solo la madre, Puccini e Proust tra i casti amori del regista. Ecco, infatti, un’intera regione: la Lombardia. “La mia aria lombarda – dichiarava infatti Visconti nel 1973, dopo la trombosi che l’aveva colpito l’anno prima – ha agevolato la ripresa del fisico in modo molto più rapido di un ritmo normale. E la permanenza a Cernobbio ha confermato quel che rappresenta, per me, la Lombardia per la vita fisica, al di là del grande apporto che Milano e la mia terra hanno offerto alla mia formazione spirituale, alla mia esistenza, al mio lavoro”.
Tutti siamo figli di una famiglia! Il volume è una riflessione a 360 gradi sul concetto di famiglia. Nella mi esperienza anche di psicoterapeuta spesso mi son sentito dire: “A noi (padre e madre) non ha insegnato nessuno a fare i genitori”! E fare i genitori oggi non è cosa facile. La famiglia è un’entità fondamentale nella struttura sociale, che agisce come nucleo primario per la trasmissione di valori e norme che guidano la convivenza umana. Il suo scopo essenziale è quello di fornire un ambiente sicuro e accogliente per tutti i suoi membri. Il volume può essere richiesto a www.gambinieditore.it, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Quando si diventa anziani, non si sta più attenti a certi dettagli. Pensavo di scrivere ad Alberto Faustini e invece dovevo rispondere ad Alberto… Folgheraiter. Pensavo di leggere Mimmo Franzinelli e invece avevo preso in biblioteca un libro di Antonio Scurati, che di lì a pochi giorni sarebbe diventato ancora più famoso di prima (per la vicenda, va da sé, di TeleMeloni). l suo libro, ora frettolosamente ristampato, s’intitola “Fascismo e populismo. Mussolini oggi” e si propone di raccontare la Storia, quella con la esse maiuscola, e di “raccontare il fascismo attraverso i fascisti – lo dico per i più giovani”. In effetti Scurati è perennemente alla ricerca di “nuove forme di narrazione democratica”, qualsiasi cosa questo significhi.
“Retrospettive”, il periodico culturale della Valle dei Laghi diretto dall’amico Mariano Bosetti, ricercatore storico e giornalista, ha dedicato il primo numero del 2024 ad alcune “figure dei nostri paesi più o meno note, che nel corso del tempo si sono dimenticate o quanto meno sono rimaste sconosciute alle giovani generazioni”.
Gli Archivi del Vittoriale ospitano – con riferimento al Pozzi, sansepolcrista e legionario fiumano - una lettera autografa di d’Annunzio ad Antonietta Treves. La missiva, sempre su carta recante il motto “Io ho quel che ho donato”. Il poeta aveva letto per la prima volta il motto inciso sulla pietra del camino di una casa nobiliare. In realtà il motto è la traduzione del verso di Rabirio “Hoc habeo quodcumque dedi”, ripreso da Seneca nel De beneficiis (VI, 3, 1) e diffuso nel XV secolo, spesso abbinato alla cornucopia quale simbolo di abbondanza.
“È una storia scomoda e controversa, che ancora divide” ha detto Federica Fanizza, già direttrice della biblioteca civica di Riva del Garda, presentando ad Arco i libri scritti da Edda Negri Mussolini sulla sua famiglia. Edda è figlia di Anna Maria, l’ultimogenita del Duce, ma il suo nome personale richiama quello della primogenita ed è – ha osservato ancora la Fanizza – forse più difficile da portare dello stesso cognome. Per quanto, pure quello! Quando si scoprì che Anna Maria era la figlia di Mussolini, fu licenziata in tronco. E lei, Edda, ha più paura adesso ad andare in giro che negli anni di piombo.