IL POPOLO

Editoriali

Venerdì 19 novembre ha avuto luogo l'Ufficio Politico della Democrazia Cristiana. Il Segretario Nazionale, Renato Grassi nel suo intervento introduttivo ha sottolineato alcuni aspetti della situazione politica italiana che appare alquanto complessa, nonostante il Governo goda di una almeno apparente stabilità e possa disporre di una ampia maggioranza parlamentare. E' stato anunciato per il 15 dicembre un Consiglio Nazionale per convocare il Congresso Nazionale che si svolgerà a febbraio dopo l'elezione del Presidente della Repubblica. Il Segretario Politico Nazionale non ha nascosto il futuro percorso difficile, ma la D.C., a dispetto di alcuni necrofori e in particolare di quelli che si sono esibiti a S.Vincent, è viva e vitale, ed è tornata con la voglia di essere protagonista nello scenario politico ed elettorale italiano.
Come tutti ascolto e leggo. Una fatica immane. Non riesco a capire. Sarà perché non sono così intelligente come gli altri. La prima domanda che faccio a me stesso, fondamentale, è: ma c’è o no una pandemia? L’OMS dice di sì, il governo (i governi), dice di sì, molti scienziati dicono di sì. Allora, è sicuro, c’è la pandemia. L’OMS, addirittura, prevede per l’Europa almeno 500.000 morti per questo inverno. Altri, altrettanto autorevoli, dicono che no, che la pandemia è un’influenza, solo un po' più grave delle solite, e che l’OMS sbaglia o, comunque, non è affidabile. Hanno ragione?
C’è rabbia, in giro, da tempo. È rabbia sommersa. Ogni tanto sfoga in qualche dimostrazione dove il nemico è o deve essere tutti gli altri, quelli che una volta si chiamavano “borghesi” oppure, un po’ più tardi, la “maggioranza silenziosa”. Quelli, insomma, che non manifestano e non sfilano nei cortei. Perché questa rabbia sommersa? È da notare che prende a pretesto qualunque motivo, dai banchi rotti e le scuole fatiscenti all’immondizia non rimossa per le strade, dal green pass dei no-vac alle dimostrazioni pseudo sindacali fino alle manifestazioni pro e contro il fascismo. Non importa se è roba vecchia di cento anni o se è nuova, come il lockdown. Qualunque pretesto è buono per dimostrare, gridare slogan, sfasciare vetrine e se del caso, rubare oggetti di valore, picchiare e farsi picchiare dalle forze dell’ordine.
I tentativi per la ricomposizione politica dei cattolici democratici e cristiano sociali urgono di uno scatto d’orgoglio per superare il surplace inefficiente che mantiene in vita le vecchie casematte, ognuna delle quali sopravvivono con l’ambizione/presunzione di poter accasare le altre esperienze in campo. Se non si supera questa condizione di stallo, si arriverà alla scadenza delle elezioni politiche ancora divisi e irrilevanti.Se vogliamo reagire al clima dominante di relativismo morale e culturale, di anomia sociale e di nostra sostanziale irrilevanza politica, bisogna ripartire dalle realtà locali e dai concreti bisogni dei cittadini: elettrici ed elettori, che da troppo tempo alimentano la vasta platea dei renitenti al voto.
La questione climatica è terribilmente seria. Lo è non perché, ora, ne parlano tutti, anche troppo, o perché la giovane Greta Tunberg riesce a coinvolgere migliaia di persone nella sua crociata. Lo è perché matura da più di mezzo secolo e nessuno se n’è accorto o non se ne è voluto accorgere. Le mutazioni climatiche sono una cosa troppo seria per farne spazzatura pubblicitaria o esca per protagonismi politici di bassa lega. La spettacolarizzazione non giova alla verità e non aiuta alle soluzioni.
Sono grato a chi ha lanciato un sasso sull’affermazione delle liste Dc, andate persino oltre l’aspettativa, in Sicilia, ma più nel segno e nella ricerca di un personalismo, che si fa fatica a trovare se non si coglie lo spirito di servizio che ha animato questa scommessa. Meno invece in una chiave di lettura versata ad indagare sulla grande voglia popolare di riproposizione di quel patrimonio di ideali e di valori di cui è stata espressione la Democrazia Cristiana. Ragion d’essere, oggi, di questo risveglio che ha trovato il suo primo motore nelle tante mancate risposte che sta caratterizzando l’attuale quadro politico, emblematicamente rappresentato da un astensionismo alle stelle.
Chiusa Roma, si apre Glasgow. La fiera multinazionale delle vanità. Più o meno gli stessi problemi, più o meno le stesse facce importanti. A Roma, diecimila poliziotti, a Glasgow venticinquemila delegati. Sono numeri che colpiscono, come lo scalpello d’uno scultore. Cosa potranno decidere mai a Glasgow, sul clima, venticinquemila delegati, dopo che i venti leader più importanti della terra, a Roma, hanno concluso poco o niente? Nulla. È dagli anni Ottanta che si è cominciato a parlare del clima e dei problemi dell’inquinamento ambientale, dei rifiuti nocivi e così via, nella generale indifferenza della politica.
Con la conclusione del G20, magistralmente presieduto dal nostro premier Draghi, si avvierà un nuovo processo di sviluppo che mai si era neanche immaginato potesse trovare tanta fervente cooperazione da parte di Paesi poco acconci ad accordi congiunti. Anche il nostro partito, che ha tra le fonti precipue la dottrina sociale della Chiesa, nella sua secolare declinazione attraverso le encicliche papali, non può sottrarsi a tale dovere nel contribuire - con la progettazione della migliore azione politica convergente verso il raggiungimento più virtuoso di questa ambiziosa frontiera eco-ambientale e di maggiore equità e solidarietà tra i popoli - a salvare la nostra Terra, unica casa di tutto il genere umano.
La Democrazia Cristiana, nella persona del segretario nazionale Renato Grassi e del segretario amministrativo Mauro Carmagnola, esprime solidarietà e vicinanza al commissario regionale Totò Cuffaro per l’attacco arbitrario e gratuito, perché sfornito di ogni qualsivoglia titolarità, da parte di tale signora Sabina Scaravaggi, qualificatasi portavoce nazionale della Democrazia Cristiana. Contrariamente a quanto si dice falsamente nella dichiarazione della signora Scaravaggi non esiste alcuna sentenza che statuisca alcunché nei confronti della Democrazia Cristiana come qui rappresentata dai sottoscritti. Mentre le sentenze cui si allude, il cui iter giudiziario si è concluso con la nota Sentenza di Cassazione 25999 del 2010, hanno affermato e riconosciuto che la DC non si è mai ritualmente sciolta.
Conclusi i ballottaggi per quest’ultima tornata di amministrative, la Destra raccoglie sul terreno morti e feriti. Un disastro. Le motivazioni addotte lasciano il tempo che trovano. Elezioni affrettate, candidati non convincenti, confusione d’idee, una ventata di neo-antifascismo improvvida, una battaglia no-vac e no green pass incomprensibile. Cavalcare l’onda del dissenso non porta fortuna se non si hanno idee, e la Destra, purtroppo, non ne ha.