IL POPOLO

Editoriali

Si è fatto un gran parlare dei “sei pilastri” che tanto enfaticamente sono stati sbandierati come “res nova” (non nuova DC e nepure DC nuova!) e di un "manifesto di valori", ipotizzando una possibile riaggregazione di partitini e movimenti, per stare tutti insieme. Tommaso d’Aquino direbbe che “non sunt multiplicanda entia sine necessitate”. Non c'è da invocare null'altro se ben si conoscesse la Costituzione della Repubblica Italiana, lo Statuto della DC 1992, il Codice di comportamento etico di Guido Gonnella, l'autentica Dottrina Sociale della Chiesa incarnata nell’oggi mediante Caritas in Veritate, Fratelli tutti, Laudato si' ed Evangelii Gaudium.
È sempre più stupefacente leggere prese di posizioni, anche all’interno della nostra area culturale (in senso lato), ove non si fa velo di incontrollate impulsività e di veemenza lessicale con cui, ora si commentano le strategie sanguinarie del capo del Cremlino, ora si connotano posizioni personali divergenti. Viene da chiedersi se sia davvero il caso di riportare il mondo ad una riedizione della divisione per blocchi, facendo pagare a tutti quei territori di confine tra i modelli politici antitetici, democrazie e autocrazie,un prezzo così alto, imponendogli di fatto una rinuncia al principio di autodeterminazione.
La Federazione russa intende instaurare un nuovo ordine politico ed economico nel mondo. Non è un’invenzione occidentale. È una dichiarazione di Putin che, conseguentemente, muove il gioco con i pezzi che ha a disposizione. Arrivano in Ucraina dagli Stati Uniti aiuti e armamenti per complessivi due miliardi di dollari. Putin, dal canto suo, avvisa che ci saranno gravissime conseguenze. Attacchi aerei in territori Nato? Bombardamenti a tappeto sui territori di passaggio? Armi chimiche o biologiche? La scelta è varia e letale. Come potrebbero reagire gli Stati Uniti? Nel frattempo, dalla Transnistria emergono eventi minacciosi.
Il presidente del Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, senatore Renzo Gubert, ha indirizzato una lettera al quotidiano trentino l'Adige circa la diversificazione crescente delle posizioni in merito al sostegno da dare all’Ucraina di fronte all’aggressione armata da parte della Federazione russa. Il nodo principale che vede posizioni diverse è quello della giustificazione o meno di aiuti militari all’Ucraina, cui se ne accompagna un secondo, quello sull’opportunità di investire più fondi in sicurezza militare. E osserva: "La radice intellettuale e morale di tali inedite divisioni sta nel diverso ruolo della razionalità nel passaggio da principi etici a scelte politiche".
Zelenski ha fatto scena alle Nazioni Unite. Con il suo intervento ha mostrato le efferatezze russe e ha chiesto una Commissione d’indagine. ha invocato armi e sostegno, ha avanzato proposte interessanti e impraticabili. Ha chiesto alle Nazioni Unite di espellere la Russia dal Consiglio di Sicurezza e di convocare una grande Conferenza di tutti gli Stati del mondo per redigere un altro Statuto delle Nazioni Unite.
Oggi, 5 aprile il nostro quotidiano Il Popolo compie 99 anni! E non li dimostra, anche in ragione della sua veste digitale. Voluto da Luigi Sturzo e fondato e diretto da Giuseppe Donati, ha iniziato le sue pubblicazioni nel 1923. Nacque come organo di stampa del Partito Popolare Italiano e si caratterizzò per l'acceso antifascismo, che si acuì con il delitto Matteotti. Fu definito "giornale pericoloso" nelle informative della polizia a Mussolini. Venne sciolto il 19 novembre 1925. Tra il 23 ottobre 1943 e il maggio 1944 furono riprese le pubblicazioni con una edizione clandestina. Il Popolo tornò nelle edicole il 6 giugno 1944. La raccolta del quotidiano è conservata dalla Biblioteca dell'Istituto Sturzo. A Il Popolo è stato dedicato il libro di Carlo Dané e Giuseppe Sangiorgi, Il romanzo del «Popolo». Storia di un “giornale pericoloso“, edito da Gangemi (Roma) nel 2003.
È in corso una guerra globale. Non si tratta dell’Ucraina, martoriata e della sua gente in fuga, dispersa in mille rivoli. Si tratta di ben altro e solo lentamente ci si comincia rendere conto di questa realtà. A torto o a ragione, Putin ha gettato le carte in tavola imponendo un nuovo gioco: o noi o loro. Noi è l’Occidente, America ed Europa (variegata, divisa, impotente), ricco ma dipendente per l’energia e per le materie prime da loro. Loro sono la Russia, la Bielorussia, la Cina e forse l’India. Silenziosi Giappone, Turchia, Brasile e Paesi arabi
Maria Romana Catti De Gasperi si è spenta a 99 anni nella sua abitazione romana. Aveva festeggiato il compleanno con gli amici giunti dal Trentino il 19 marzo. Figlia primogenita dello statista trentino Alcide De Gasperi, tra i fondatori della Democrazia Cristiana e presidente del Consiglio per otto governi dal 1945 al 1953. Maria Romana De Gasperi fu sempre al fianco del padre Alcide, anche come sua segretaria personale alla Presidenza del consiglio dei ministri. Saggista, politica e fondatrice onoraria della Fondazione De Gasperi, ha speso la sua intera, lunga vita a far conoscere ai giovani la vita e l'opera del Padre e del Partito della Democrazia Cristiana.
Il Consiglio atlantico e l’Unione Europea, com’era immaginabile, hanno deciso: ulteriori sanzioni alla Russia, aiuti finanziari e militari all’Ucraina, ritorsione immediata se la Russia utilizzerà armi chimiche o biologiche. Manca una soluzione politica. Una forza militare di ben 7.000 uomini (settemila, non 70.000!), che diventerà operativa nel 2027 (!), sarà la risposta militare dell’Unione. Neanche il Lussemburgo ha un’armata così scarsa, forse il Liechtenstein. Una cosa da ridere. La pace è lontana, i negoziati, se ci saranno, saranno difficili, la gente continuerà a morire. È questo davvero il mondo che vogliamo?
Della guerra russo ucraina su un dato di fatto indiscutibile ritengo siamo tutti d’accordo: Putin è l’invasore e l’Ucraina la vittima. Sui modi per concorrere alla pace le posizioni sono molto diverse, anche se prevale la dicotomia tra quanti intendono sostenere militarmente i resistenti e quanti si professano pacifisti senza se e senza ma. Fedele alla nostra storica tradizione democratico cristiana a sostegno dell’Unione europea e dell’alleanza atlantica, mi sono fin dall’inizio schierato tra coloro che hanno scelto la linea del governo Draghi, coerente con la fedeltà ai nostri trattati comunitari e della NATO. Dopo il netto pronunciamento di ieri di Papa Francesco contro i governi che hanno deliberato l’aumento delle spese militari al 2%, come da molto tempo richiede la NATO, vivo un serio imbarazzo.