IL POPOLO

Editoriali

In Sicilia il messaggio degli elettori è stato chiaro ed inequivocabile nel riconoscersi in quel patrimonio di ideali e di valori che non si sono mai resi evanescenti, come invece appaiono essere effimeri e rifrangenti le illusorie e ingannevoli risposte che appagano emozionalità precarie, inadeguate ad assicurare radici salde e durature in grado di dare certezze e fiducia nel futuro. Ma l’esito va letto anche in controtendenza con un astensionismo che è stato inequivocabilmente il segno più forte, di questa disaffezione al voto. Astensionismo già al limite di ogni livello di guardia ....
La Democrazia Cristiana ha fatto ritorno nei municipi della Sicilia. In alcuni Comuni siciliani le liste della Democrazia Cristiana hanno eletto alcuni consiglieri comunali. In certi casi, la DC ha anche superato le percentuali degli alleati. Simbolico il risultato a Caltagirone, la città di don Luigi Sturzo, dove la lista Dc ha sfiorato il 6% entrando dunque in Consiglio Comunale. Molti i giovani che hanno riscoperto valori e ideali e che si vogliono accostare alla politica. E' tornato il partito di De Gasperi, di Sturzo: un partito di ideali che sa suscitare ancora molte emozioni ed emana fascino. Il Segretario Nazionale si è felicitato per il risulttao ragigunto.
Se metà paese non vuole essere rappresentato da questi apparati di partito e non trova rappresentative la maggior parte delle candidature che, magari lasciano trasparire poca competenza, poca affidabilità e, in definitiva, non suscitano che poco entusiasmo, vuol dire che il sistema è oramai arrivato al suo limite e deve trovare subito una soluzione altrimenti ci troveremo presto con "democrature" plebiscitarie e non più con scelte partecipate e consapevoli, come, appunto, sta avvenendo sempre meno, da parte delle nostre comunità territoriali.
Sì, è stato davvero un bel botto questa tornata di elezioni amministrative, tra esaltazioni, bugie e riconferme. I commenti si sprecano, come d’uso. Cerchiamo di non ripeterli. Passata l’abbuffata elettorale, in attesa dei ballottaggi a Roma e Trieste torniamo ai fatti concreti. Bisogna governare, A questo ci pensa Draghi e ritorna l’eterno quesito: al governo o alla Presidenza della Repubblica? Draghi è indispensabile, ma dà fastidio a tutti. Troppo serio. Non ci sono abituati e si sentono tutti inferiori a lui e minorizzati, perché sanno di non contare nulla, nemmeno Letta.
Tempo di elezioni. I candidati, per lo più sconosciuti si affannano per farsi notare. La farsa degli sconosciuti o quasi continua. I “grandi” partiti hanno fatto di tutto per nascondersi. Forse si vergognano. Le liste civiche troneggiano. Perfino il Segretario del PD si presenta a Siena con una lista civica e non con il nome del suo partito. La sensazione è che nessuno voglia vincere, anche se queste elezioni, le ultime prima di quelle nazionali, sono un test sulle preferenze degli elettori. Come finirà? Solo politicamente. Azzardo una previsione. Vinceranno le destre al primo turno. Al ballottaggio, tutti si coalizzeranno contro le Destre e tornerà a governare la Raggi. Vincerà la politica, non l’interesse dei cittadini a una buona amministrazione.
Le elezioni tedesche segnano un tornante nella storia della Germania moderna: la fine di un cancellierato durato ben sedici anni, quello di Angela Merkel. Il vero fatto nuovo è la vittoria dei socialdemocratici e l’ascesa, peraltro contenuta, dei Verdi e dei Liberali. Le incognite sulla formazione del nuovo governo tedesco sono molte. L’ipotesi di un nuovo governo forse a guida democristiana non è così remota come farebbero pensare i risultati elettorali. Cosa lascia in eredità la Merkel?
L’Auskus è una delle tante nuove sigle misteriose che stanno apparendo sui giornali ma rappresenta qualcosa di cui si parlerà spesso in futuro per l’impatto che potrà avere sugli equilibri mondiali. Gli Stati Uniti, l'Australia e il Regno Unito hanno annunciato una partnership strategica per contrastare la Cina, chiamata Auskus che, tra l’altro, comprende la fornitura di sottomarini americani a Canberra.
Il dibattito politico è morto. Draghi ha messo a tacere i vari partiti della coalizione innaturale sulla quale poggia la sua maggioranza. Intendiamoci, non è che i vari leaders stiano zitti, tutt’altro, ma di che parlano? Di sciocchezze. Da questo punto di vista nulla è cambiato rispetto al passato ma, nella sostanza, ciò che Draghi decide viene approvato. È una dittatura referenziata: la statura di Draghi è talmente diversa che mettersi a discutere con lui è tanto imbarazzante quanto inutile. Il dibattito politico è incentrato sul Covid, sul vaccino, sul green pass, sull’obbligatorietà o meno delle vaccinazioni, sull’estensione dell’obbligo di vaccinarsi ai lavoratori, pubblici, privati, autonomi. La politica è diventata un ospedale e i politici medici professionisti.
L’orrore che viene da Kabul trova ogni giorno nuovi motivi di stupore. Il ritorno al medioevo si manifesta in tutta la sua tragica grandezza. Vent’anni di presenza occidentale non hanno cambiato nulla. Il terrorismo non è stato sconfitto, i morti sono aumentati, soprattutto nella popolazione civile, e la situazione economica è semplicemente disastrosa. Tempi duri per gli Afghani, ma se la sono voluta... Scoperta la pentola, dentro vi bolle di tutto, compresa la resistenza nel nord del Paese, il contrasto fra i Talebani “buoni” e quelli “cattivi”, la concorrenza in corso con l’Isis risorto e al-Qaeda. Una nuova guerra civile è possibile in questo disgraziato Paese.
Il meccanismo mostruoso del “fine processo mai” della riforma Bonafede, per fortuna è stato novellato. Con la doppia fiducia la Camera dei deputati ha varato una versione assai differente di quel testo, attualmente in vigore. Pur lasciando inalterato il sistema nel primo grado di giudizio, modifica in modo netto la decorrenza per la definizione dei gradi successivi, ossia in appello e nel ricorso in Cassazione. Così, per il gravame che introduce un nuovo giudizio di merito, viene introdotto un tempo massimo di due anni per la sua definizione, ampliato a tre anni per i primi tre anni dall’entrata in vigore della riforma.