IL POPOLO

Editoriali

La situazione conseguente alla crisi bellica provocata dall’invasione dell'armata russa in terra Ucraina e le Decisioni che si stanno susseguendo da parte della Ue, autonomamente da ciascun paese aderente, e in questi primi giorni di equinozio di primavera da parte della Nato, tra sanzioni e aiuti umanitari e militari, pongono pressanti ed urgenti interrogativi … La Democrazia Cristiana, in prima linea su queste questioni, vuole dare il proprio fattivo contributo per superare questo vuoto di idee e di progetti, desiderosa di riportare quel virtuoso modo di fare politica che consentì all'Italia di ricostruirsi e di sviluppare livelli di progresso e di benessere tali da farla assurgere ai gradi più alti tra le potenze industriali nel mondo.
Al 26° giorno di guerra poche cose sono certe: la guerra continua, con le sue devastazioni materiali, le stragi di civili e l’esodo della popolazione ucraina, nessuna città importante è stata ancora conquistata dalle truppe russe e l’esercito ucraino resiste e combatte con grande determinazione. Molte, invece, sono quelle incerte, a partire dai negoziati per un cessate il fuoco. Venti di guerra spirano al Consiglio atlantico del 24 marzo p.v. Nella ridda di notizie contrastanti, la confusione degli osservatori è sempre più grande.
Con l’avvio della primavera sono annunciati diversi movimenti dell’area politico culturale cattolico democratica e cristiano sociale. Sono iniziative che il mitico Gianni Brera, da un punto di vista calcistico, descriverebbe come quelli della fase della partita dei “mena torrone”, ossia di una melina improduttiva di centro campo senza finalizzazione efficiente ed efficace. Gli amici siciliani, meglio la definirebbero come un esempio pratico del verbo “annacare” che, come mi spiegò un giorno Leoluca Orlando, significherebbe: il massimo di movimento col minimo spostamento. In definitiva, stiamo assistendo alla ripresa di iniziative sparse e ancora una volta senza alcun collegamento tra di loro.
Il pianeta è dominato da tre signori della guerra (USA, Cina e Russia) con altri quattro o cinque comprimari di minor conto, perché inquadrati con i primi tre (India, Israele, Giappone, Iran e Arabia Saudita). Il resto è nulla. Solo i fatti s’impongono, e i fatti sono che c’è una guerra in corso in Ucraina, che rischia d’essere il prologo d’una guerra molto più ampia. Una terza guerra mondiale, che quasi inevitabilmente sarebbe nucleare, a chi gioverebbe?Per questo l’ipotesi di un accordo cino-americano per mettere ai ferri la Russia non è da scartare. Fantapolitica, forse, ma gli interessi pesano molto più dei voltafaccia e delle brutte figure. Nel gioco delle tre carte tutto è possibile.
Dopo una settimana di fuoco, la guerra continua in Ucraina. Lo scenario è quello consueto: gente disperata dinanzi alle macerie della propria casa, gente che fugge verso le frontiere, città semidistrutte dalla furia dei missili e dei carri armati, vittime militari e civili. Costa, esportare la democrazia e combattere il nazismo. I Russi di Putin sono consapevoli del loro sacrificio. Sono generosi e altruisti. Vanno a liberare i loro fratelli ucraini dai lacci insidiosi e terroristici dell’Occidente. Con i missili. Sono dei veri fratelli, come Caino. Il quadro geopolitico è in movimento. Se un merito ha Putin, è quello di aver risvegliato unioni in agonia, come la Comunità europea e la NATO e di far riflettere sulle vere convenienze politiche, non sulle astrazioni imperiali.
I sindaci e i vescovi del Mediterraneo riuniti a Firenze per l'incontro organizzato dalla Cei lanciano un appello perché "comincino immediatamente i negoziati per la pace" tra Russia e Ucraina. È quanto si legge nella "Carta di Firenze" firmata oggi. "In questi giorni è in corso la guerra contro l'Ucraina. Un senso di dolore ha colto i vescovi e i sindaci, che insieme sperano che la violenza e l'uso delle armi possano fermarsi, si evitino grandi sofferenze al popolo ucraino e si comincino immediatamente negoziati per ricostruire la pace".
La crisi ucraina è una cosa seria. Bisogna rendersene conto. Nessun Europeo è disposto a morire per Kiev, ma nessuno si chiede perché Russi e Ucraini dovrebbero morire per Putin. Può sembrare una domanda inutile, ma non tanto. L’Occidente sta a guardare. Non può fare altro, da vecchio voyeur vizioso di emozioni. Nessuno, infatti, vuole morire per Kiev. I Ministri discuteranno del nulla, com’è loro abitudine. S’illudono, così, d’aver messo a posto Putin e la loro coscienza, un’accoppiata singolare. L’agnello sacrificale è pronto: sarà l’Ucraina, con il cordoglio sfacciato di tutti. Tra l’altro, siamo vicini alla Pasqua. L’unico che sembra aver preso a cuore questa tragedia imminente è il Papa che, invece, una soluzione ce l’ha: un giorno di preghiera e di digiuno. Purtroppo, a Putin, di tutto ciò non importa nulla.
L’Ucraina come Stato non lo vuole nessuno. Le regioni filorusse del Donbass non sono ucraine, ma russe. I carri armati russi entrano nel Donbass accolti come liberatori. Da chi? La Federazione russa ha deciso di riconoscere l’indipendenza delle due regioni filorusse ed ha stilato una serie di accordi di reciproca cooperazione economica e di assistenza (anche militare). Putin ha rivendicato i diritti storici, economici e famigliari della Russia sull’Ucraina. Ha addirittura negato l’esistenza storica di un’Ucraina libera. Inoltre, ha fatto capire che ha un diritto di protezione dei Russi abitanti in altre regioni dell’Europa e, quindi, ombrello NATO o no, è affar suo.
Le riflessioni su un integrale disarmo nucleare hanno sucitato un positivo dibattito che anima il nostro giornale. Le testate atomiche, rispetto a tutte le altre armi, hanno, come detto, la potenzialità, irreversibile, di distruzione del genere umano. Basterebbe questo perché possa ontologicamente giustificarsi, non come azione ingenua o surreale, il prorompente proposito di un partito come il nostro, dal pensiero mite e inclusivo, che fa della primazia della tutela della vita e della persona la causa principale della propria azione politica, in direzione del bene comune e della convivenza pacifica tra i popoli.
Il Presidente del Consiglio Nazionale della DC, sen. Renzo Gubert a fronte della presa di posizione che si vorrebbe assumesse la DC assieme al mondo cattolico (vedere in questa pagina) rifletta in parte le semplificazioni delle posizioni pacifiste. Nulla in contrario se corrispondono a sentimenti condivisi dai democratici cristiani e da altri cattolici o laici. L'auspicio è solo che prima di assumere detrminate posizioni ci fossero adeguati approfondimenti e qualche idonea riflessione.