IL POPOLO

Editoriali

Il voto del prossimo 25 settembre dovrà fare i conti con le cinque piaghe dell’autunno italiano: la guerra, la pandemia, l’inflazione, la crisi energetica, la siccità. Cinque piaghe alle quali si aggiunge il dato drammatico della povertà, che colpisce oltre sei milioni di persone, con 1,5 milioni in condizioni di povertà assoluta. Tutto questo, in un Paese in preda a una crisi di sistema caratterizzato da un’astensione dal voto di oltre il 50%, destinata ad ampliarsi. Una situazione, insomma, caratterizzata dall’esistenza di una fortissima diseguaglianza sociale che potrebbe sfociare in una ben più pericolosa rivolta sociale.
Dopo il voto si dovrà esaminare con molto coraggio lo stato dell’arte e sarà necessario tornare ai fondamentali della nostra storia politica, derivando dal popolarismo sturziano e dall’esperienza degasperiana e della DC storica, le linee guida per la nostra ripresa politica. Ampio spazio si dovrà prevedere all’utilizzo della formazione di reti locali, regionali e interregionali, con regole concordate e controllate/bili per la partecipazione e l’adempimento dell’elettorato attivo e passivo ai nostri soci anche da remoto. Una scuola di formazione politica on line si dovrà attivare, al fine di favorire la selezione di una nuova classe dirigente che, dotata di passione civile.
La Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana, riunitasi l'8 agosto u.s., a conclusione dei lavori ha confermato l'impegno del Partito a recuperare e a valorizzare, per quanto possibile, l'area politico culturale espressione del cattolicesimo democratico e cristiano sociale, ancora largamente presente nella società italiana e a favorirne l'aggregazione con le forze liberal democratiche presenti al centro dello schieramento politico e parlamentare italiano. Il "Terzo Polo" promosso da Renzi e Calenda sembra il contenitore idoneo a rappresentate la pluralità delle componenti partitiche ed associative che vi aderiscono favorendone la sintesi in un unico progetto politico e programmatico.
Nella Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana convocata on line il 9 agosto 2022 dal segretario, Renato Grassi, è stata appoggiata e approvata convintamente la linea di convergere sulla lista di Matteo Renzi, che si pone come momento di aggregazione di uno schieramento centrale, alternativo sia alla destra nazionalista e sovranista, che alla sinistra in grande confusione mentale. A Renzi sarà chiesto che ci sia riconosciuta la nostra identità politica, col il simbolo di partito e con alcune presenze di nostri candidati autorevoli. Sarà la seminagione di un piccolo seme che, se opportunamente coltivato, fiorirà.
L’ipotesi centrista, se fino a stamane sembrava lasciata in mano al solo Renzi, già impegnato a tessere alleanze con alcuni movimenti, la decisione inaspettata di Calenda rimette tutto in discussione e rende plausibile una possibile alleanza con Renzi per rilanciare l’idea del terzo polo che può davvero ambire ad insidiare facili vittorie. Se Renzi non aveva perso tempo con le prime abbozzate alleanze con particolare attenzione alla lista dei sindaci di Pizzarotti. Appare in questo quadro assai significativa l’intesa raggiunta con la DC per un’alleanza di lista. Una scelta che si pone come punto di diretto coinvolgimento del mondo cattolico e di tutti quei movimenti che si sono tenuti ben lontani finora da un diretto coinvolgimento nelle vicende elettorali.
Una legislatura caratterizzata dal più alto numero di voltagabbana (304 cambi di casacca per 214 parlamentari) è stata dominata dal trasformismo politico, conseguenza anche di una legge elettorale indecente, senza preferenze e alla mercé di partiti personali impegnati a selezionare dei “nominati” disponibili a ogni avventura. Nella formazione delle liste tuttora in corso, il trasformismo politico sta raggiungendo il suo ultimo stadio, grazie proprio al permanere di una legge elettorale, il rosatellum, che favorisce la conservazione di un falso sistema bipolare, con l’aggiunta di una regola per la presentazione delle liste che concede un potere di compravendita efficace ai detentori di un simbolo già presente tra i parlamentari uscenti; unica strada per evitare la difficile raccolta delle firme in tempi così brevi.
L’affannosa corsa contro il tempo in questa scadenza elettorale, assai ravvicinata, del 25 settembre per il rinnovo, nella nuova composizione, delle Camere, sta portando i partiti ad un tour de force per la definizione delle aggregazioni, nelle diverse forme, dalle semplici alleanze programmatiche, alle coalizioni, più o meno organiche. Posizionamenti necessitati da una legge elettorale, “il Rosatellum”: un misto tra maggioritario e proporzionale, con sbarramento al 3 per cento.
Questa democrazia malata è in grave perdita di consensi: perde Letta un alleato (i 5 Stelle) che fu a suo tempo prezioso (altro che “campo largo”!), perde il centrosinistra che vede profilarsi una vittoria del centrodestra, perde, infine, anche quest’ultimo che, tutt’ora diviso, sarà costretto a confrontarsi con un Paese dissestato e stufo di equilibrismi che la gente non capisce. Ma è soprattutto il nostro Paese a perdere la faccia, costringendo l’unico leader di statura internazionale di cui dispone a uscire di scena. È proprio vero, nemo propheta in patria …
La sentenza del Tribunale civile di Roma, Giudice Goggi, del 4 luglio scorso, con cui ha statuito la piena validità dell’Assemblea dell’Ergife del 26 febbraio 2017, in seno alla quale si è avviato il regolare iter procedurale, conforme a statuto, per la riorganizzazione e la ripresa dell’azione politica della Democrazia Cristiana, fra i tanti importanti riverberi, riporta doverosamente in auge, tutta la vecchia questione del simbolo. Ora per risolvere la questione c’è solo una strada: un’azione giudiziaria di rivendicazione del simbolo, con una concomitante procedura di urgenza per interdire l’uso del simbolo al partito che fino ad oggi se ne è fregiato senza averne mai avuto la legittima titolarità.
La Direzione nazionale della D.C., riunita a Roma il 21 luglio 2022, ha preso in esame la situazione politica determinatasi a seguito delle dimissioni del Presidente del Consiglio Prof. Mario Draghi. La D.C, in coerenza con la sua migliore storia, si riconosce pienamente, nella scelta euro atlantica e nell'impegno ad affrontare rigorosamente ed efficacemente l'attuazione dei programmi finalizzati allo sviluppo economico del Paese, nonché a dar corpo, d'intesa con le forze sociali, ai necessari provvedimenti di tutela e incremento dei redditi dei cittadini e di lotta alle disuguaglianze.