IL POPOLO

Editoriali

Nell’apoteosi della Meloni mentre il Paese si avvita nella peggiore congiuntura, la DC, tra nodi irrisolti, veti e cecità politica, resta, ancora, al palo. La vittoria di Giorgia Meloni, e del centrodestra a trazione FdI, che per la prima volta a guida femminile, ha presentato il suo governo alla Camera dei Deputati, e replicherà al Senato, se da una parte ha chiuso un lunghissimo periodo di campagna elettorale che ha attraversato, quasi per intero, la precedente legislatura, ha dall’altra aperto tutto un carosello di domande che nei tanti ambienti interni ed internazionali ci si sta ponendo.
La gravità dei problemi che affliggono il Paese dovrebbe unire tutte le rappresentanze parlamentari per darle il supporto necessario. I provvedimenti di emergenza (inutile farne un elenco) che dovrà attuare saranno più o meno gli stessi che i suoi avversari, al suo posto, adotterebbero. L’opposizione, per questo, non dovrebbe impensierirla più di tanto. Però, ci sono alcuni “buchi neri” nel nostro sistema di cui non si parla mai o quasi mai, come se fossero una maledizione ormai accettata. Mi permetto di segnalarli.
Alcide Amedeo Francesco De Gasperi (3 aprile 1881- 19 agosto 1954) è considerato dalla storiografia moderna come uno dei più grandi statisti italiani. Tanto che lui amava ripetere: "Il politico guarda alle prossime elezioni, lo statista alla prossima generazione" “De Gasperi è scomodo per i potenti d’oggi. De Gasperi è una figura di statista che ti spinge a fare confronti tra i suoi comportamenti, i suoi riserbi, la sua sobrietà, la sua solitudine e lo stile di vita di coloro che vogliono accreditarsi come i suoi eredi. Lui rispondeva solo alle sue idee e alla sua coscienza. Lo celebrano, lo ascoltano, lo esaltano, ma non fu amato e non fu capito. Nemmeno dai suoi. Per tutti gli anni in cui lavorò nella Biblioteca Vaticana, non ebbe mai una visita da un prelato, anche se poi aggiungeva: “Ho un debito di gratitudine poiché con le 700 lire che guadagnavo ogni mese ho mantenuto la famiglia”.
Con la vittoria della destra alle politiche d’autunno emerge il deserto delle culture politiche che sono state le colonne portanti della prima repubblica: quella della DC e dell’area cattolico democratica e cristiano sociale e quella del riformismo social comunista, che il PD non ha saputo rappresentare nella lunga stagione del passaggio traumatico del 1993, nel quale il PCI seppe trarre vantaggio dal ruolo svolto dalla magistratura a senso unico. Se da quelle che furono le colonne portanti della prima Repubblica e, soprattutto, dai mondi culturali e sociali che a esse hanno fatto e fanno ancora riferimento, verranno alcune proposte di programma all’altezza dei bisogni della società italiana, anche dall’opposizione democratica al governo della destra, potrà venire un contributo positivo per l’Italia.
Non si ha stima dell'intelligenza delle persone se ci si limita a rilanciare l'affermazione di un giornale, per cui con Giorgia Meloni l'Italia avrà il governo più a destra dopo Mussolini. Per forza! Dopo Mussolini non c'è mai stato un Governo di destra. La Democrazia Cristiana è chiamata a ispirarsi alla dottrina sociale cristiana nella sua integralità vigilando sui valori non negoziabili e sulle posizioni relative alla questione antropologica condivisi da partiti europei di cultura eticamente relativista specie in materia di diritto alla vita e tutela della famiglia fondata sul matrimonio di uomo e donna.
L’Italia vira a destra e ha deciso di mettersi nelle mani di Giorgia Meloni. Gli elettori italiani, con una partecipazione al voto, seppure quella peggiore alle elezioni politiche (64%), è risultata superiore a quella prevista, bocciano Draghi e scelgono la destra, affidando il governo alla leader più estremista della storia nazionale dopo Benito Mussolini. Vince, infatti, il partito di estrema destra e quello della protesta a corrente alternata di Conte; escono sconfitti pesantemente PD e Lega, col terzo polo che non sfonda...E’ tempo di concordare un progetto politico fondato sui valori e i principi della dottrina sociale cristiana, come nella migliore storia dei Popolari sturziani prima e del democratici cristiani per oltre quarant’anni di egemonia nella politica italiana.
Qualunque sia l’esito del voto e tutto fa presupporre che, ahinoi, prevarrà la destra con la Meloni e Fratelli d’Italia primo partito, la nostra prospettiva rimane al centro della politica italiana. Grave e per molti versi stupido, secondo il terzo principio della stupidità di Cipolla, il NO di Calenda al nostro simbolo e alla partecipazione di nostri candidati nella lista del terzo polo, e neghittosa l’accettazione di Renzi di quel diktat. Privati del simbolo e di candidati, saremo liberi di votare secondo scienza e coscienza, decidendo in base ai candidati presenti nelle diverse liste più vicini ai nostri principi, interessi e valori.
La distinzione euristica tra cattolici della morale e cattolici del sociale è questione che si è venuta caratterizzando soprattutto nel momento in cui, gli eredi confusi e indistinti della vecchia sinistra marxista, si sono incontrati con alcune componenti della sinistra politica della DC, dovendo subire, alla fine, una deriva di tipo radicale e laicista, come aveva ben profetizzato il prof. Augusto Del Noce. Di qui l’emergere di una sinistra sempre più dimentica di quei valori non negoziabili dei cattolici, dimenticanza mai sufficientemente contrastata all’interno di quel partito dagli ex DC, i cosiddetti “cattolici adulti”.
La Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana ha ritenuto opportuno emettere un Comunicato Stampa con cui porre fine a illazioni e distorte notizie pubblicate su alcuni organi di stampa siciliani. La Direzione D.C., confermando la collocazione centrale del Partito nello scenario politico e la sua rigorosa adesione alla scelta euro atlantica, ritiene, a seguito della situazione determinatasi a livello nazionale, di affidare alle valutazioni e alle decisioni delle Dirigenze Regionali le scelte politiche ed elettorali relative ai territori di competenza. In questo senso è ritenuta legittima la scelta effettuata dal Commissario Regionale Totò Cuffaro di confermare la linea centrista alternativa alla sinistra radicaleggiante e in coerenza e continuità con le scelte effettuate nelle recenti elezioni amministrative.
Molti nella DC, che tanto avevano puntato sul successo del terzo polo, sono rimasti orfani, senza simbolo né candidati di riferimento nei diversi collegi. Ci troviamo, quindi, liberi di votare secondo scienza e coscienza, impegnati, soprattutto, a evitare un risultato della destra tale da mettere in pericolo la stessa integrità della nostra carta costituzionale, il patto cioè che ha garantito l’unità del Paese dal 1947 in poi. La crisi dell’area cattolica parte da lontano e si riscontra anche all’interno della Chiesa, dove, è sempre più sentita l’esigenza di una riflessione sul ruolo dei cattolici nella politica italiana.