IL POPOLO

Politica

L’impegno politico di Alcide De Gasperi per la nascita dell’Unione Europea è stato essenziale anche se i risultati concreti del grande lavoro diplomatico che era riuscito a generare, si sono concretizzati dopo la sua morte. Il periodo in cui si concentra l’impegno dello statista trentino sul tema del federalismo europeo, vanno dagli anni 1948 al 1954, solo 6 anni in cui De Gasperi raggiunse degli obiettivi che già allora risultarono straordinari pur nella negativa esperienza della ratifica del Trattato sulla CED. La capacità diplomatica di discutere e giungere a delle decisioni condivise è un modo estremamente efficace per dare risposte concrete ad ogni questione emergente, ma soprattutto per cercare di trasformare delle sane utopie in nuove realtà.
Il percorso europeo che sembrava aver imboccato la strada giusta, vide una brusca e improvvisa frenata in particolare a causa delle vicissitudini nazionali che si susseguirono. Sul piano internazionale il 5 marzo 1953 moriva Stalin e la nuova guida sovietica nelle mani di Kruscev, delineò uno scenario più distensivo sia nei rapporti con gli americani sia con l’Europa, rendendo la necessità dell’esercito comune meno impellente. Sul fronte americano l’elezione del Presidente Eisenhower e la nomina di John Foster Dulles al Dipartimento di Stato, spingevano gli Stati Uniti a stimolare il dibattito europeo e la firma della ratifica da parte dei 6. Infatti la Comunità europea di difesa era stata definita come un organismo complementare delle comunità Atlantica nel quadro della quale era definita la politica generale di difesa dell’alleanza occidentale.
Il periodo politico che seguì alla firma del Trattato per la Comunità Europea di Difesa mise in evidenza quanto la visione unitaria europea fosse nelle menti e nei cuori dei leader nazionali, ma meno nelle compagini parlamentari. Per motivi diversi ogni parlamento affrontò la questione della ratifica del trattato con le proprie difficoltà ed incertezze. Da parte francese i primi dibattiti interni riguardavano quanto fosse stato modificato dalla prima bozza del piano Pleven. La versione finale del Trattato CED aveva fortemente indebolito la proposta iniziale a favore di obiettivi delle singole nazioni ma soprattutto non era emersa quella linea che puntava ad escludere anche la ricostituzione di un esercito tedesco e garantire un controllo efficace del riarmo della Germania, nodo essenziale per la Francia.
Nello stesso periodo in cui si lavorava alla costituzione della CECA, divenne pressante il dibattito sulla questione della difesa comune a causa di una serie di circostanze che avvenivano sul piano internazionale. Il principale fu lo scoppio nel 1950 della guerra di Corea causata dall’invasione della Corea del Sud, alleata con gli Americani, da parte della Corea del Nord radicalmente comunista.
Nella situazione attuale di trasformismo politico dominante sono frequenti i percorsi politici che assomigliano a quell’andar di bolina, puntando a manca per andare a dritta o viceversa, accanto ai tradizionali cambiamenti di rotta propri di chi da un partito decide di passare a un altro. Naviga di bolina Matteo Renzi, il quale, come avvenuto ieri con il voto a sostegno del governo della Meloni ne ha impedito la sua sconfitta parlamentare, dopo che Forza Italia aveva deciso di non votare il decreto del super bonus indicato dal ministro Giorgetti. Il capitano di lungo corso di Rignano sull’Arno continua nella sua azione di bolina: puntare a sinistra per andare a destra.
La contrapposizione internazionale tra il blocco occidentale e quello sovietico, alimentata dagli accordi sul piano Marshall, generò nel caso della Germania un momento di forte tensione. La Russia era convinta che gli aiuti americani ai tedeschi avrebbero contribuito ad una ripresa economica sbilanciata e quindi ad un riaccendersi degli animi nazionalisti legati alla dittatura da poco sconfitta. Nel giugno del 1948 Stalin dispose il blocco degli accessi via terra a Berlino ovest, azione possibile perché la città era divisa tra gli alleati e quell’area era nella parte di territorio sotto occupazione sovietica.
Due importanti avvenimenti politici nel 1948 videro l’Italia su una posizione attendista fino allo sblocco politico delle prime elezioni repubblicane. A Bruxelles fu firmato il 17 marzo del 1948 il Trattato a cinque tra Belgio, Francia, Gran Bretagna, Lussemburgo e Paesi Bassi che aveva come obiettivo quello di un reciproco aiuto militare e politico. Un trattato che nasceva dalla complessa e difficile lettura del futuro ruolo della Germania ma soprattutto di come la Russia avrebbe agito negli anni successivi nei confronti dell’Europa.
Ciò che sta avvenendo nel nostro Paese configura una sempre più forte “orbanizzazione” del sistema politico istituzionale. Il triplice patto di maggioranza: premierato alla destra meloniana, autonomia differenziata alla Lega e riforma della magistratura, secondo l’antica aspirazione berlusconiana a Forza Italia, determinerà uno stravolgimento della Costituzione della Repubblica. Forti di una maggioranza parlamentare derivata da una legge assurda e che, in ogni caso, rappresenta meno della metà dell’elettorato italiano, Giorgia Meloni è pronta a pagare i debiti contratti con i partiti alleati, ponendo se non in primis, alla pari, la sua “deforma costituzionale”.
Gli equilibri sul piano internazionale erano strettamente legati anche alla situazione politica interna degli Stati. E’ importante sottolineare che l’Italia nel dopoguerra riuscì a trovare un’unità d’intenti per una riforma radicale ma democratica del proprio assetto, in un clima politico comunque di forte contrapposizione. E la scelta definitiva su quale strada avrebbe imboccato l’Italia negli anni successivi, si concretizzò nelle elezioni politiche del 1948 che non furono una normale competizione tra schieramenti avversari, ma assunsero i caratteri di uno scontro tra due visioni completamente in contrapposizione.
Nel percorso attuato dall’Italia nel dopoguerra per ritagliarsi un ruolo importante nella nuova definizione geopolitica vanno sicuramente citate due date, la ratifica del trattato di pace avvenuta il 10 febbraio 1947 e l’approvazione della Carta Costituzionale avvenuta il 22 dicembre 1947 (promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 27 dicembre 1947). Con questi due atti, da una parte l’Italia accettava in parte di pagare per gli errori del fascismo ma allo stesso si metteva nelle condizioni di porre le basi per dimostrarsi in grado di essere ora nazione trainante nella costruzione di una nuova politica internazionale.