IL POPOLO

Politica

Dal tempo dell’Opera dei Congressi (1874-1904) alla nascita del PPI (18 Gennaio 1919) i cattolici decisero di scendere in campo nella politica italiana, con l’obiettivo di inverare nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali della dottrina sociale della Chiesa. Dalla “Rerum Novarum “di Papa Leone XIII alle encicliche giovannee: “ Mater et Magistra” e “ Pacem in terris” sino a quella paolina: “ Populorum progressio”, furono sempre i principi ispiratori della DSC a guidare la loro azione politica, dai Popolari di Sturzo alla DC di De Gasperi, Fanfani, Moro e degli ultimi democristiani della nostra quarta generazione.
Il dirigente nazionale della Democrazia Cristiana Alì Listì Mamam replica all’attivista leghista che pochi giorni fa durante il raduno della Lega a Pontida nel bergamasco, in occasione del comizio di Matteo Salvini insieme a Marine Le Pen, aveva esibito una maglietta con la scritta: “Blocco navale subito! Cedere Lampedusa all’Africa”.
All’annuncio di Renzi dell’avvio del suo centro, ho espresso il mio interesse al progetto che, tuttavia, richiede alcuni chiarimenti di fondo, tenendo presente che noi DC e Popolari siamo interessati a collegarci alla migliore tradizione storico politica dei padri fondatori DC dell’Unione europea: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman, oggi tenuta in vita, seppur con qualche contraddizione, dai partiti di ispirazione DC in Europa, tra i quali, essenziali la CDU e la CSU di Germania. Con questi partiti vogliamo, come anche ha sostenuto Renzi, portare avanti un progetto di riforma dell’Unione europea da declinare meglio sui principi della dottrina sociale cristiana, quali quelli della solidarietà, fraternità e sussidiarietà e per la costruzione di un’Europa federale nella quale debbano prevalere i valori democratici e popolari su quelli della finanza propri del turbo-capitalismo dominante.
Sono trascorsi più di duemila giorni dal referendum veneto per l’autonomia e i segnali che giungono dal governo della destra meloniana non offrono alcuna speranza, nonostante le minacce del ministro Calderoli, che si è così espresso: “se non passa l’autonomia differenziata lascio la politica e, stavolta, non come Renzi”. Pur comprendendo alcune delle obiezioni che gli amici delle regioni meridionali sostengono, nel timore che, con l’autonomia differenziata, prevista dalla Costituzione, si possano creare situazioni, peraltro già esistenti, di forte differenziazione in Italia su alcune materie rilevanti come: scuola, sanità e servizi, vorrei evidenziare che la mia Regione è una delle poche che nel suo Statuto, approvato con legge regionale n. 340 del 22 Maggio 1971, si parla esplicitamente di “popolo veneto”.
Pienone che non si vedeva da tempo al Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana che si è celebrato a Roma presso il Teatro dei Servi il 16 giugno 2023. 100 i nuovi Delegati presenti chiamati a esaminare le proposte di modifiche statutarie relative alla composizione del Consiglio Nazionale e della Direzione Nazionale. Procedere, poi, alle elezioni della Direzione Nazionale, della Commissione dei Probi Viri, della Commissione delle Garanzie Statutarie, della Commissione Centrale per il Controllo per il tesseramento, la nomina del Comitato di coordinamento per la revisione dello statuto del partito e infine del Segretario Amministrativo.
Questo Paese si copre di ridicolo a ogni occasione. Rettifico, non è il Paese, ma i media che imperversano, data la gustosa occasione di parlare di Berlusconi, abitudine che non perdono da decenni.La tradizione dello sparlare continua, con dotte riflessioni al più alto livello, con saggie elucubrazioni, perché, perbacco, le meglio menti del Paese si stanno applicando sul feretro. È una festa, un po’ lugubre, che fa torto al buon senso.
Con la morte di Silvio Berlusconi il centro della politica italiana vivrà un profondo rivolgimento. La scelta al Cavaliere dell’adesione di Forza Italia al Partito Popolare Europeo, suggerita da Sandro Fontana e da don Gianni Baget Bozzo, fu una di quelle strategiche più importanti, che assegnarono al partito di Berlusconi un ruolo decisivo negli equilibri interni del partito europeo. È tempo del coraggio e di raccogliere sino in fondo l’appello della lettera spedita nei giorni scorsi da Papa Francesco ai dirigenti del Partito Popolare Europeo, con la quale ha richiamato la necessità di rifarsi ai valori dei padri fondatori e ai principi essenziali della dottrina sociale cristiana.
L’improvvisa scomparsa di Silvio Berlusconi risveglia molte memorie. Ha segnato in modo indelebile la storia della Repubblica, nonostante la sua spregiudicatezza e le critiche feroci e gli odi che ha suscitato. Ora le polemiche si sono spente e amici e nemici fanno a gara nell’esaltare le sue qualità. Come tutti i grandi uomini era pieno di difetti che, però, piacevano agli Italiani che vedevano in lui il prototipo del successo, del gusto dell’avventura, del piacere delle donne. Un uomo come loro, assurto ai fastigi dal potere venendo in fondo dal nulla ma armato d’intelligenza creatrice. Quella che a molti, purtroppo manca, soprattutto in politica.
Silvio Berlusconi è morto alle 9.30 al San Raffaele di Milano, l'ospedale dove era ricoverato da alcuni giorni e dove era stato lo scorso marzo in terapia intensiva per una grave forma di polmonite, legata a una leucemia cronica da cui era affetto. Il fratello Paolo e i figli Eleonora, Barbara, Marina e Pier Silvio erano al suo capezzale. Il feretro è stato portato ad Arcore, mentre la camera ardente, inizialmente prevista nello Studio 20 di Mediaset, a Cologno Monzese, è saltata per motivi di ordine pubblico e non ci sono ancora notizie di soluzioni alternative. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha proclamato una giornata di lutto nazionale per mercoledì, quando saranno celebrati i funerali di Stato nel Duomo di Milano (probabile la presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella).
Ci ha lasciato Guido Bodrato, storico esponente della Democrazia Cristiana, ministro e parlamentare della Repubblica. Voglio ricordarlo in due occasioni speciali. Nell'ormai distante 2015 andai a trovarlo presso la sua dimora. Parlammo tanto quel giorno; mi lasciò con una frase, scolpita nel marmo: "Semmai tu diventassi sindaco, solo allora capirai". Qualche anno più tardi, lo divenni per davvero. Fu maestro di vita, di politica e amministrazione pubblica. Mi parlò della difficile gestione dell'immigrazione meridionale a Torino e di come, cito testualmente, «un partito socialista troppo arretrato ed un partito liberale troppo avanzato» non fossero in grado di governare, nonchè dell'esigenza di nuove politiche pubbliche atte ad assorbirla e integrarla nel tessuto produttivo torineseCiao caro Guido, che la terra ti sia lieve.