IL POPOLO

Politica

ll Presidente Mattarella, in un messaggio del Gennaio 2023, scriveva: “Il centenario della nascita di Giuseppe Bartolomei,figura importante del movimento politico democratico-cristiano del dopoguerra, consente di rinnovare il ricordo di un protagonista e testimone degli anni della rinascita democratica del Paese e del suo sviluppo”. Riflettere su questo personaggio, tanto discreto quanto significativo, entro lo scenario della I Repubblica significa riscoprire la personalità di un cattolico animato dalla fede nei grandi ideali della democrazia, nonché di un protagonista di molteplici e differenti stagioni politiche del nostro Paese: il centro-sinistra, la contestazione giovanile, gli anni di piombo, il caso Moro e la progressiva crisi del partito dei cattolici, premessa del naufragio della stessa prima repubblica.
Vito Napoli (16 novembre 1931-8 novembre 2004), nato a Squillace e trasferitosi a Torino, giornalista, si iscrive alla Democrazia Cristiana e aderisce alla corrente di Forze Nuove con Carlo Donat Cattin. Persona attivissima e colloquiale, condivideva a Catanzaro la leadership della corrente di Forze Nuove nella Democrazia Cristiana con Sergio Scarpino, Consigliere e Assessore Regionale. Carlo Donat Cattin sceglie proprio Napoli come portavoce ufficiale del suo nuovo gruppo, candidandolo poi, nel giugno 1976, alla Camera dei Deputati in Calabria. La prima elezione sarà per Vito Napoli un trionfo inaspettato. Il 1 ° luglio 1976 viene proclamato deputato per la Circoscrizione di Catanzaro e rimane in carica per tutta la VII Legislatura, fino al 19 giugno 1979. Viene riconfermato deputato anche nella VIII, IX, X XI Legislatura, sempre per la circoscrizione di Catanzaro, fino al 14 aprile 1994. In quello stesso anno, il 29 aprile, subentra anche al Parlamento Europeo, dove rimane fino alla conclusione della legislatura (18 luglio successivo), come membro del gruppo Democratico-Cristiano.
La vicenda umana e politica di Clelio Darida, personalità di spicco nella vita politica ed amministrativa dell’Italia della seconda metà del ‘900, appare come esemplare di ciò che è stata la Democrazia Cristiana. Nell’impegno politico e amministrativo, la sua coerenza con i grandi temi dei democratici cattolici, fu innervata dal suo carattere e dalla sua equazione personale di uomo colto, dotato di grande intuito, deciso nelle battaglie politiche, solerte e concreto nell’impegno amministrativo. Tra l'altro, piace ed è doveroso ricordare che Clelio Darida fu con Silvio Lega ed Ettore Bonalberti tra coloro che facilitarono la raccolta di firme per l'auto convocazione del Consiglio Nazionale storico della DC, giuridicamente vigente a seguito della sentenza della Corte di Cassazione n. 25999 del 23.12.2010, da cui discendono tutte le decisioni successive compiute ai sensi dello Statuto del Partito
Giuseppe Lazzati nacque a Milano il 22 giugno 1909, quarto degli otto figli di Carlo Lazzati, negoziante di alimentari e Angela Mezzanotte. Ricevette il Battesimo il 25 giugno nella chiesa di S. Gottardo al Corso. La famiglia risiedeva nel quartiere di Porta Ticinese in una casa che si affaccia sulla darsena del Naviglio. Nel 1946 venne eletto consigliere comunale a Milano e il 2 giugno fu membro dell'Assemblea Costituente. In una sempre più stretta amicizia con Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira, hanno avuto il coraggio di avviare e di gestire un dialogo fruttuoso, proprio sui contenuti della Costituzione. Il concetto su cui la Costituzione è fondata è certamente quello che i tre sostennero con particolare forza, fatta di convinzione e di rigore logico: lo Stato per l’uomo e non l’uomo per lo Stato, premessa ineludibile di uno Stato che voglia essere essenzialmente democratico.
Giorgio La Pira nacque il 9 gennaio 1904 a Pozzallo (Ragusa) da Gaetano La Pira e Angela Occhipinti, primogenito di sei figli. Nel 1946 fu eletto Deputato alla Costituente e con con Moro, Dossetti, Basso, Calamandrei e Togliatti, furono formulati i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica affermando le libertà civili e religiose, il diritto al lavoro, il valore della persona umana. Determinante il suo contributo per l’elaborazione e l’approvazione dell’art. 7, relativo ai rapporti tra Stato e Chiesa. Nelle elezioni politiche del 1948 fu eletto alla Camera dei Deputati e nominato Sottosegretario di Stato al Lavoro nel Governo De Gasperi. In questo periodo il suo impegno politico si sviluppò in comunione di vita con gli amici Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, Giuseppe Lazzati con i quali fondò la rivista “Cronache Sociali".
Giuseppe Dossetti nacque il 13 febbraio 1913 a Genova. A 21 anni è già laureato, a Bologna, in Giurisprudenza. Presso l’Univeristà Cattolica del Sacro Cuore in Milano fu professore incaricato di diritto ecclesiastico. Costì ebbe modo di conoscere Lazzati, Fanfani, La Pira ecc. La sua carriera politica nella Democrazia Cristiana fu rapidissima: vice segretario del partito nel 1945, il 2 giugno del 46 venne eletto alla Costituente e nominato membro della "commissione dei 75" incaricata di elaborare il testo della Costituzione.
Tina Anselmi nacque a Castelfranco Veneto il 25 marzo 1927. Il babbo era socialista e portava sempre con sé la tessera del partito firmata da Giacomo Matteotti. Il 19 maggio 1968 fu eletta per la prima volta deputato nel Collegio di Venezia e Treviso e riconfermata fino al 1992, anno in cui si è ritirata dalla vita parlamentare. Nel V governo Rumor e nel IV e V governo Moro fu nominata sottosegretario al lavoro. Nel 1976, prima donna in Italia, venne nominata Ministro del Lavoro.Nel 1976, prima donna in Italia, venne nominata Ministro del Lavoro. Fu Ministro della Sanità nei governi Andreotti IV e V. Contribuì a far approvare la legge 180, per la riforma dell’assistenza psichiatrica, quella che istituì il Servizio Sanitario Nazionale e la legge 194 per l'interruzione volontaria della gravidanza che, benché profondamente credente, firmò senza esitazioni, dimostrando un profondo senso dello stato e una laicità assolutamente positiva. I colleghi della DC la chiamavano “Tina vagante”.
Giulio Andreotti nacque a Roma il 14 gennaio 1919. Ha studiato e sempre vissuto nella Capitale dove conseguì la laurea in giurisprudenza nel 1941 con una tesi in Diritto Canonico. Ha praticamente dominato la scena politica degli ultimi cinquant'anni del XX secolo. L'attività di governo iniziò a 28 anni come sottosegretario alla presidenza del Consiglio nei governi De Gasperi tra il 1947 e il 1953. Fu per sette volte presidente del Consiglio, otto volte ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri, due volte delle Finanze, del Bilancio e dell'Industria, una volta ministro del Tesoro e una volta ministro dell'Interno. Sempre in Parlamento dal 1945 fino al decesso.
Il Popolo, allora diretto da Giuseppe Donati, ha sferrato una dura battaglia sul caso Matteotti. Anche questa è storia della allora nascente Democrazia Cristiana già in nuce nel Partito Popolare. Quanto avvenne il 10 giugno 1924 in pieno giorno, sul lungotevere di Roma, trasformò definitivamente il regime di Mussolini in una dittatura che poggiava le proprie basi sul sangue di un martire antifascista. Matteotti fu uno dei pochi che non sottovalutarono mai il fascismo e cercarono di mettere in guardia l’opinione pubblica. L’omicidio condizionò le vicende politiche italiane, suscitando orrore e indignazione in tutto il Paese. Per protesta tutta l’opposizione parlamentare si ritirò sul cosiddetto Aventino. Il 26 giugno 1924 circa 130 deputati d’opposizione si riunirono nella sala della Lupa di Montecitorio decidendo comunemente di abbandonare i lavori parlamentari finché il governo non avesse chiarito la propria posizione a proposito della scomparsa di Giacomo Matteotti.
Amintore Fanfani, nato a Pieve S. Stefano in provincia di Arezzo il 6 febbraio 1908 si spense a Roma il 20 novembre 1999. I funerali si svolsero nella Basilica di S. Maria degli Angeli al cospetto delle massime Autorità dello Stato e di una grande folla che rendeva onore a uno dei più importanti protagonisti della politica italiana del secondo Novecento. Quella folla avvertiva la profondità della perdita dell'ultimo "cavallo di razza" di un partito, la Democrazia Cristiana, che, in quel tempo, non esisteva più mentre continuavano a esistere i democratici cristiani. Forse qualcuno ricordava che quando si cominciò a parlare, nel marasma dell'antipolitica avviato da "mani pulite”, di cambiare nome alla D.C. Fanfani, per rispondere alla domanda di un giornalista, aveva scomodato la saggezza dei contadini della sua terra aretina: “A correr troppo si ruzzola e qualche volta ci si rompe la testa".