IL POPOLO

Politica

Credo sia questa la domanda che molti amici dell’area cattolico democratica, liberale e cristiano sociale si stiano ponendo alla vigilia delle elezioni europee che si celebreranno nel 2024. Una ricomposizione che potrebbe avvenire dopo la lunga stagione della suicida diaspora post democristiana (1993-2023) tuttora in corso. Certo il discrimine da condividere alle europee dovrebbe essere la scelta a sostegno del Partito Popolare Europeo, l’unica famiglia politica nella quale possiamo collocarci in continuità con la scelta dei padri fondatori: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman.
Per il voto europeo è auspicabile che vi sia la comune volontà di far parte della più ampia squadra del Partito Popolare Europeo, poiché tutti eredi del partito che, con De Gasperi fu, con Adenauer, Monnet e Schuman, tra i fondatori della compagine popolare europea, lasciando a un futuro congresso nazionale la decisione delle scelte politico programmatiche e delle alleanze sul piano interno italiano. Ogni altra scelta che puntasse di andare ciascuno per proprio conto sarebbe miope e contro producente, giacché da sole, nessuna delle diverse formazioni potrebbe superare realisticamente la soglia minima obbligatoria prevista dalla legge elettorale europea per l’assegnazione dei seggi.
Nell’auditorium San Lorenzo in Lucina a Roma, il 13 maggio scorso uno slogan è risuonato con decisione: Basta con le divisioni! L’intento è quello di favorire la ricomposizione tra i cattolici della morale e cattolici del sociale e costruire la nuova casa comune dei cattolici democratici, dei cattolici liberali e dei cristiano sociali. Con Mario Tassone e Pasquale Tucciariello, erano presenti, tra gli altri,: Carlo Giovanardi (Popolo e Libertà), Giuseppe Gargani (Fpdc), Corrado Giardina (Movimento per l’Italia), Renato Grassi (Democrazia Cristiana), Lucio D’Ubaldo e Maurizio Eufemi (Andc), Angelo Sandri (Democrazia Cristiana), Paolo Magli (Libertas). A Roma è stata raccolta un’esigenza diffusa: superare la “Demodissea”, ossia la diaspora democristiana divisa per oltre trent’anni (1993-2023) e per offrire al Paese il contributo politico culturale dei cattolici, come è avvenuto nelle svolte decisive della nostra storia.
In occasione dei contatti che la Presidente Meloni ha chiesto di avere con le opposizioni è tornato all’attenzione il significato dell’impegno elettorale per le decisioni politiche. Se la Premier si dovesse appropriare del consenso elettorale ottenuto, considerandolo equivalente a una decisione politica impegnativa in direzione presidenzialista, rischiaerrebbe di perdere anche il consenso elettorale futuro, e non solo per la prossima legislatura.
Il 25 aprile di ogni anno si celebra la Festa della Liberazione, un anniversario molto significativo nella storia italiana perché commemora la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, con la fine dell’occupazione nazista e la caduta del fascismo. In questa ricorrenza pare opportuno rimeditare il discorso pronunciato il 25 aprile 2009 dall'allora Presidente del Consiglio dei Ministri on. Silvio Berlusconi. Senza dimenticare che, su proposta di Alcide De Gasperi, il 22 aprile 1946 il Re Umberto II emanò un decreto: “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”. La ricorrenza venne celebrata anche negli anni successivi, e nel 1949 con la legge 27 maggio 1949, n. 260 è stata istituzionalizzata come festa nazionale, insieme al 2 giugno, festa della Repubblica.
È più o meno dall’inizio della storia della nostra repubblica che discutiamo della questione del centro in politica. In origine fu la Democrazia Cristiana ad intestarsi questa definizione per il riferimento al fatto che il partito dei cattolici non intendeva schierarsi né con il liberalismo né con il socialismo marxista, entrambe ideologie condannate dalla Chiesa fra Otto e Novecento. La formazione politica che vuole occupare il centro per essere attrattiva deve sia offrire un progetto credibile di ristrutturazione del quadro politico sia mostrare la forza sufficiente, se non per realizzarlo a breve, per durare nel tempo necessario perché si possa provare a farlo.
Volano gli stracci tra Calenda e Renzi. Non ce ne stupiamo, conoscendoli e contrastandoli da tempo. Volevano fare il centro. Il loro centro, non il nostro centro. Il loro è un centro sbilanciato a sinistra (devono le loro fortune al Pd, non dimentichiamolo), il nostro no. Il nostro centro è popolare e partecipativo, il loro centro (strabico sulla sinistra) è elitario ed autocratico. Noi stiamo andando al XX Congresso convocando i soci lasciati liberi di decidere ciò che vogliono, loro - al massimo - convocavano la gente a Firenze alla Leopolda o a Napoli per incoronare la Carfagna come presidente di un’azione imposta e non scelta.
Concorrere al progetto di ricomposizione dell’area popolare significa impegnarsi per costruire l’unità politica dei cattolici democratici, cattolici liberali e cristiano sociali, premessa indispensabile per dar vita al centro nuovo della politica italiana. Un centro ampio e plurale nel quale possano trovare cittadinanza le culture politiche che hanno fatto grande l’Italia e concorsero in maniera decisiva a costruire le fondamenta costituzionali della Repubblica.
L’assemblea del 25 febbraio al Parco dei Principi è stata una tappa importante nel processo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Dopo quasi trent’anni della diaspora democristiana (1993-2023) si sono riuniti amici che, in quella dolorosa stagione politica, hanno vissuto esperienze di divisione e contrapposizione. E’ evidente che il progetto potrà svilupparsi, solo se dalla base si costruiranno le condizioni politico organizzative per il ricongiungimento delle diverse componenti presenti in sede territoriale della nostra area. Non esistono scorciatoie o strade privilegiate, al di fuori di quelle che possono e devono nascere dalle nostre realtà locali.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la nota di Ettore Bonalberti che da conto del Convegno organizzato dagli amici di area popolare, Sabato 25 Febbraio scorso, all’Hotel Parco dei Principi a Roma, costituisce un passaggio fondamentale nel progetto di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Trattasi di un’occasione da non perdere anche da parte degli amici della DC che, dal 2012, sono impegnati nel progetto di ricostruzione politica della DC, ossia per dare pratica attuazione alla sentenza n.25999 del 23.12.2010 della Cassazione, secondo cui: La DC non è mai stata giuridicamente sciolta.