IL POPOLO

Politica

Mentre in Europa si propende a creare direttive comuni per tutti i Paesi membri e omogenizzare le varie legislazioni, in Italia si intraprende un percorso inverso con la cosiddetta “autonomia differenziata”. Ovvero riconoscere alle regioni, anche a quelle speciali, una sostanziale autonomia in molte materie, alcune delle quali oggi di esclusiva competenza dello Stato. L’autonomia differenziata non aiuterà affatto lo sviluppo della nazione, ma perpetuerà - ope legis - quella marcata differenza tra regioni, lasciando ancora più indietro il meridione d’Italia.
A Venezia siamo interessati a favorire l’avvio di un centro civico popolare di partecipazione democratica, nel quale aprire finalmente, dopo anni di silenzi e di divisioni nella diaspora post democristiana (1993-2023), il dialogo tra i diversi movimenti, associazioni, gruppi e persone appartenenti alla vasta area politico culturale popolare.
Dobbiamo tornare a Sturzo, se vogliamo conservare intatti i caratteri di un partito popolare, ma ciò significa: da un lato ricomporre la frattura tra il momento dell'autonomia e quello delle responsabilità e, dunque, ri-attribuire una concreta capacità impositiva agli enti locali che dovranno concorrere con lo Stato, sin dal momento dell'accertamento, alla determinazione della politica delle entrate, insieme all'assunzione in presa diretta delle responsabilità nella politica delle uscite; dall'altro a por mano, senza più rinvii ed esitazioni, ad una rigorosa riforma fiscale che annulli le attuali insopportabili ingiustizie e sperequazioni.
Con sondaggi che danno il partito di Giorgia Meloni oltre il 30%, qualche amico, anche tra coloro che si dichiarano “Popolari” di questa o quella regione d’Italia e che hanno, verosimilmente, votato per FdI, si illudono di aver trovato la loro nuova DC. Certo, se una parte non indifferente di ex DC nelle ultime elezioni politiche ha scelto di votare a destra, qualche autocritica seria dovremo pur farla, specie noi che, dal 1993 e nella lunga stagione della diaspora DC, abbiamo tentato, sin qui senza successo, di batterci per la ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Non possiamo continuare a restare fermi in attesa di Godot, il surplace non può essere la condizione dei cattolici nella politica italiana. I Popolari della Margherita, tranne alcuni ultimi ancora fiduciosi, hanno già preso atto del fallimento del progetto aperto al Lingotto da Veltroni nel 2007 e dell’irrimediabile deriva a sinistra di quel partito. Anche a destra, dopo l’illusione del risultato “specialissimo” della nuova DC di Cuffaro in Sicilia, a molti di noi “ DC non pentiti” appare suicida l’ipotesi di alleanze a destra col solo obiettivo di far sopravvivere nel galleggiamento qualche esponente politico.
Sono molti anni che ci dividiamo sul tema delle alleanze, sulla scelta, cioè, del “con chi collegarci”, piuttosto che con il “che cosa e come realizzare” un nostro autonomo progetto politico. A destra, qualche amico si sta convincendo che quello del Premier Giorgia Meloni sia la nuova DC 2.0. Un ossimoro insensato, o, una velleitaria illusione, che contrasta con ciò che tutti insieme abbiamo vissuto: dalla DC di De Gasperi e Fanfani, a quella di Moro e De Mita, sino all’ultima fase delle segreterie di Forlani e Martinazzoli.
Da Ettore Bonalberti riceviano e, volentieri, pubblichiamo una seria riflessione che - secondo l'A. - andrebbe promossa e da farsi insieme alla vasta realtà sociale, culturale e organizzativa del mondo cattolico, con una sorta di Camaldoli 2.0, dalla quale derivare un manifesto politico programmatico in grado di offrire risposte alle attese della società italiana, nella quale resta necessario garantire il giusto equilibrio tra interessi e valori del terzo stato produttivo con quelli delle classi popolari. Un equilibrio che rappresenta l’unico antidoto al prevalere delle spinte populiste su cui poggia il consenso della destra nazionale. Solo la cultura cattolica può contare su una tale ricchezza di analisi e di proposte sui grandi temi del nostro tempo, di interesse sia personale che dell’intera comunità mondiale.
Da Ettore Bonalberti riceviamo e volentieri pubblichiamo. L'A. sostiene che "falliti i diversi tentativi sin qui operati dall’alto per la mera riunificazione delle diverse realtà partitiche e associative che, a diverso titolo e con diversa legittimazione si rifanno alla DC storica, si debba ripartire dal basso, dalle realtà locali, nelle quali riprendere il dialogo e il confronto tra le diverse sensibilità e culture della nostra area". E auspica: "Da parte dei DC e Popolari serve costruire un’ampia AREA POPOLARE, partendo proprio dalle diverse realtà regionali. Un processo che nascendo dalla base potrebbe favorire l’emergere di una nuova classe dirigente".
Da Ettore Bonalberti riceviamo e volentieri pubblichiamo. L'A. lamenta che dopo la lunga stagione della diaspora (2012-2022), purtroppo, l’obiettivo individuato con l’On. Publio Fiori e che, grazie all’amico, il compianto On. Silvio Lega, permise di promuovere l’autoconvocazione del Consiglio Nazionale della DC storica, “partito mai giuridicamente sciolto”, la situazione, oggi, è ancor più lacerata che mai. Il PPI scelse di concorrere alla nascita della Margherita, i Popolari liberali di ispirazione cristiana nel centro destra di Giovanardi stanno organizzando un convegno; Gianfranco Rotondi è passato con armi e bagagli al partito della Meloni; Giorgio Merlo si è schierato al centro, con gli amici del Terzo Polo di Italia Viva, ecc.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Ettore Bonalberti che torna sul suo mantra di sempre, secondo cui la DC deve restare al centro, alternativa alla destra nazionalista e sovranista e distinta e distante dalla sinistra tuttora alla ricerca affannosa della propria identità. Auspica di attivare la presentazione di una legge di iniziativa popolare con la quale si propone di introdurre una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze, coerentemente con l’impostazione generale di tipo proporzionalista della nostra Costituzione e in linea con la nostra migliore tradizione. Un impegno di grande valore istituzionale, che dovrebbe essere unito a quello per la difesa della repubblica parlamentare e per l’attuazione integrale della Costituzione, a partire dall’applicazione in tutti i partiti dell’art.49 della carta costituzionale.